La perla di Daniele Colli su Twitter

C’è stato un tweet che ha attirato la nostra attenzione ed è quello di Daniele Colli perché non ci rendiamo più nemmeno conto di quanto siamo succubi e schiavi della tecnologia. Sempre attaccati a smartphone, tablet e televisori che ci fanno perdere tutto ciò che c’è di reale e ci facciamo trasportare in un mondo virtuale senza nemmeno accorgerci che è tutta una finzione. Amiamo di più oggetti materiali invece che le persone, ma in che mondo viviamo ? Stiamo scherzando ? Sono solamente oggetti, non si possono manifestare emozioni come se fossero esseri umani. Eppure siamo più disperati se si rompe il telefonino invece che il rapporto con qualcuno a noi caro.
Camminiamo per strada ma siamo persone ceche che non riescono nemmeno a vedere quello che li circonda, non riusciamo più a goderci niente, nemmeno il panorama o le piccole cose che ci stanno attorno, siamo solamente attratti da uno schermo, sempre: in macchina (pericolosissimo), mentre camminiamo, a lezione, al bar con gli amici, in discoteca, ovunque. Siamo dipendenti di un maledetto telefonino come se fosse una droga. Non possiamo più farne a meno, nemmeno per poche ore. Senza non riusciremmo a sopravvivere.

Oggi è San Valentino e se possiamo darvi un consiglio passatelo, single o meno, con una persona che vi vuole bene e per qualche ora liberatevi di smartphone e tecnologie varie. Godetevi il momento al massimo prima che finisca e senza l’interferenza di questi strumenti che per quanto ci permettano di catturare tutti i momenti migliori, fotografandoli, ce li fanno perdere. Viviamoli i momenti, anche perché non tornano più e se non siamo soddisfatti di questa vita poi nessuno ci rimborsa.  Vivete cazzo, vivete e godetevi i momenti senza tutta questa tecnologia.

Il bello della bicicletta forse è anche questo che al massimo possiamo farci accompagnare da un po’ di musica ma il telefono viene messo nel taschino e per un paio di ore non viene utilizzato. Ah, il ciclismo ci salva sempre.

#MenoTecnologia #PiùAmoreVero

 

Tredici anni fa la fuga del Pirata

Tredici anni sono tanti. Dicono che con il tempo il dolore venga meno, svanisca, invece con te, Marco, resta un vuoto incolmabile. Sempre più forte, sempre più profondo. Manchi sempre.
Ed è un po’ un paradosso pensare che la persona che ha fatto innamorare milioni di italiani al ciclismo sia morto proprio nel giorno di San Valentino, la festa degli innamorati.
Morto in una stanza d’albergo in un hotel di Rimini. In preda alla frustrazione, alla rabbia e alla depressione che ti ha ucciso insieme alle menzogne, ai falsi amici e a quella “dama bianca” che non era adatta a un campione come te.
Meritavi di amare te stesso e la tua bicicletta e non di finire in un tunnel così buio da non vedere la luce mai più. Non sappiamo come ci sei finito in quel residence Marco e non sappiamo nemmeno cosa ci sia dietro alla tua morte, sappiamo però che sei stato abbandonato e non doveva andare così. Sappiamo che in quella camera risuonano ancora le tue grida, sappiamo che ci saranno le lacrime di un uomo che era stato ferito nell’orgoglio sentendosi dire “dopato”, sappiamo che resteranno quelle scritta che avevi lasciato sul muro in preda alla confusione e sappiamo che sei ancora qui con noi, che non sei morto perché “Marco Vive” nel cuore di tutti gli amanti del ciclismo, di tutti i tuoi tifosi.
Manchi a tutti Marco, ciao “Pirata”.

CICLISTI BRUTTI in bicicletta

Ragazzi l’abbiamo fatto davvero, abbiamo organizzato la PRIMA PEDALATA IGNORANTE.
Come funziona ? SEMPLICE, dall’ 1 al 3 aprile non dovete prendere impegni perché abbiamo organizzato 2 bellissimi giorni in bicicletta nei pressi di Gabicce Mare.
Ma dove dormiamo ? Semplice anche questo, abbiamo organizzato il tutto insieme ai nostri amici dell’ Hotel Resort Marinella, appunto a Gabicce Mare che si sono occupati anche di organizzare delle escursioni bellissime per gli amanti della bicicletta come noi. Bici, Hotel e tanta ignoranza, non si può chiedere di meglio insomma.
E per prenotare come si fa ? Potete avvisarci o tramite messaggio privato e poi ci occuperemo noi della vostra prenotazione, oppure contattando l’hotel, se fate tutto online inserite il codice “ciclistibrutti2017″ vi permetterà di avere il 10% di sconto. Se invece contattate l”hotel ricordatevi di dire che siete dei Ciclisti Brutti, solo così avrete lo sconto. Chi si iscrive è pregato di avvisarci tramite messaggio privato per questioni di logistica. Grazie.
Non sarà solo pedalare e tanta fatica, ma ci saranno anche molte altre sorprese, quindi che state aspettando ? Affrettatevi a partire con noi. Vi aspettiamo. #StayHungry #StayAGabicceMare

Felline is back

Lo avevamo lasciato ancora l’anno scorso sulle strade dell’Amstel Gold Race e oltretutto mezzo morto. La sua caduta era stata banalissima: voleva regolare il sensore della velocità ma la sua mano si incastra nei raggi, la ruota si blocca e lo sbalza in avanti, sembra una semplicissima caduta di uno che ha fatto una cazzata o che la sera prima di partire aveva bevuto un po’ troppa di quella buonissima birra olandese,  ma in quel trasferimento Fabio aveva rischiato carriera e vita. Fortunatamente è ancora qui con noi, ed è qui più vincente come non mai, lo ha dimostrato al Laigueglia di oggi, dove dopo 17 mesi è tornato ad alzare le braccia al cielo.
Fabio è tornato come un vero campione, attaccando da vero campione. Scatto secco e subito il vuoto alle sue spalle, poi ha pennellato traiettorie perfette in discesa e infine testa bassa a menare fino all’arrivo.
Tornato da vero campione dopo un’astinenza di 17 mesi, dopo un infortunio che ce lo aveva lasciato più di là che di qua è tornato al Laigueglia, con una condizione nemmeno del tutto ottimale visto che era il suo debutto stagionale e ha vinto come solo i veri campioni sanno fare. Ora Fabio ti aspettiamo alle classiche, quest’anno però lascia stare il contachilometri, supera il trasferimento e facci sognare come hai fatto oggi.

David Walsh e il coraggio delle sue idee che smascherarono il più grande imbroglio di tutti i tempi.

Un po’ di tempo fa era uscito al cinema “The Program”, il film che raccontava il più grande imbroglio sportivo di tutti i tempi, quello di Lance Armstrong.  Ma non sono mai riuscito a vedere quel film al cinema perché dopo pochi giorni non era già più presente nella sale (in alcune sale non ci è mai arrivato), c’era chi diceva:” è un film fatto male, non vende, per quello lo hanno tolto” e chi invece “tratta argomenti troppo scomodi l’avranno tolto dai cinema per quello”. Da bravo ragazzo diligente allora vado  in libreria e compro il libro e inizio a leggero (seppur a rilento a causa dei moltissimi impegni). Poi qualche sera fa arrivo a casa della mia morosa, ci mettiamo sul divano e iniziamo a girare i canali, ma senza troppo interesse perché vedere la televisione non mi piace visto che è piena di programmi “spazzatura”, ma mentre la mia ragazza gira la blocco subito:” Alt, ferma, aspetta, non girare, questo è The Program”. Era già iniziato e come film effettivamente non è un granché ma a livello di riflessioni ne escono a milioni, anche se poi quasi tutte si trasformano in rabbia.

Il vero protagonista di tutto ciò è David Walsh, giornalista irlandese che indagò dal 1999 su Lance Armstrong e che scrisse il libro The Program al quale poi si ispirò l’omonimo film di Stephen Frears.  David Walsh era letteralmente in guerra con il texano e il suo essersi schierato contro l’idolo del momento gli creò non pochi guai. Lance era l’eroe che aveva sconfitto il cancro, che faceva del bene per gli altri, che voleva un ciclismo più pulito, come poteva essere quindi accusato da un giornalista ?
David venne escluso dalla cerchia dei suoi colleghi giornalisti perché era visto di cattivo occhio da Lance che non perdeva occasioni di ridicolizzarlo nelle conferenze stampa, e perché è sempre più facile salire sul carro dei vincitori che voler scoprire la verità. David subì minacce, rischiò di perdere tutto, persino il lavoro, ma non si arrese e sfidò il mondo intero per smascherare Lance Armstrong. Che non era affatto buono, anzi era incredibilmente crudele, assetato di vittoria e potere, che mi ha fatto buttare 7 estati della mia vita a guardarlo e tifarlo per poi scoprire che era tutto falso, che era un egocentrico bastardo, una sorta di piccolo boss mafioso che decideva chi poteva andare in fuga e chi no, chi poteva vincere e chi no, che rovinò la vita di Floyd Landis, fedele a Lance per molti anni ma che non poteva accettare un ciclismo così falso e ipocrita. Uno che era coperto da chiunque, persino dai “Grandi Capi del ciclismo” e dai media che da sempre raccontato la storia che a loro fa più vendere e Lance faceva vendere tutti: vendevano i media, le televisioni e anche il Tour de France. Un bugiardo, un arrogante che con la sua prepotenza rischiò di rovinare il ciclismo.
Merito di Walsh se in qualche modo si può ancora credere che la giustizia esista e che ci siano ancora giornalisti onesti con la voglia di scrivere la verità e di non arrendersi di nemmeno di fronte allo strapotere di gente come Lance Armstrong. Il potere della parola. Grazie David.

Grivko vs Kittel

La telenovela Grivko – Kittel non sembra finire, quindi facciamo un passo indietro con un breve riassunto:

  • Terza Tappa Dubai Tour: nella tempesta di sabbia Grivko sferra una gomitata a Kittel
  • Dopo il traguardo l’ucraino, estromesso dalla corsa, sfugge ai giornalisti, presentandosi solamente qualche ora dopo e a mente lucida per scusarsi con Kittel, affermando però che anche il tedesco aveva spinto e che il rispetto debba essere reciproco.  (Giusto e apprezzabile che abbia avuto la dignità di chiedere scusa).
  • Il velocista però RIFIUTA le scuse dicendo che l’atteggiamento di Grivko è stato inaccettabile e che non è un comportamento che fa parte del mondo del ciclismo.
    • Non contento il tedesco tweeterà  la foto presente qui sotto con la seguente frase :”And I just googled Grivko and it said he is 70kg. Dude, know your limits!!”  Dovrebbe essere vista come una minaccia questa frase che  Grivko è 70kg e dovrebbe conoscere i suoi limiti ? O come ? Spiegacelo Marcel…
      Eppure con i suoi soli 70 kg ti ha aperto la faccia e sei andato a lamentarti subito dal giudice di gara per poi fare la vittima e il figo qua sui social. Pensa che su Google dicono che Brambilla è solamente 57kg eppure qualche anno fa alla Vuelta avrebbe riempito di botte Rovny perché non tirava, forse non conta tanto il peso ma quanto forte picchi. E onestamente non penso che Grivko sia uno che si faccia troppi problemi o che abbia paura.
      Non giustifichiamo il gesto di Grivko, sicuramente sbagliato. Non sappiamo se ci sia stata qualche scorrettezza anche da parte di Kittel, la verità la sanno solamente loro, ma non possiamo nemmeno accettare l’atteggiamento di superiorità di Kittel che non vuole minimamente accettare le scuse e non possiamo nemmeno accettare il suo tweet tanto stupido quanto ridicolo. Se il tedescone voleva rendersi banale secondo noi ci è riuscito, se invece voleva farsi pubblicità… beh allora l’ha fatto nel modo sbagliato.
      E voi da che parte state ?
      #IoStoConGrivko

Un eroe in bicicletta

Oggi, nel Giorno della Memoria, vogliamo raccontarvi una storia forse non a tutti nota.

Siamo nel 1943 e la Seconda Guerra Mondiale era nel pieno della sua crudeltà, il mondo cadeva a pezzi e lo sport era fermo. Ma non era fermo Gino Bartali, corridore d’altri tempi…
Ginetaccio, così era soprannominato, salvò all’incirca 800 ebrei durante la guerra: partiva da Assisi e arrivava dal vescovo a Firenze con i documenti falsi che permettevano agli ebrei di espatriare. Nascondeva i documenti nel telaio della sua bicicletta; venne anche fermato ma nessuno controllò mai il mezzo del campione che se fosse stato scoperto sarebbe stato fucilato.
Bartali confessò questa sua eroica impresa solamente al figlio perché d’altronde come dice Gino “Il bene si fa ma non si dice”. Il bene non è mostrarsi, non è farlo per avere qualcosa in cambio, non è per finire sui giornali. Il bene si fa perché ci si sente di farlo. E per il bene che ha fatto, Bartali è stato inserito nel 2013 dallo Stato di Israele nel Giardino dei Giusti.

“Quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali”. Ne ha fatta sicuramente tanta, parecchia e non solo per vincere grandi corse ma per salvare vite umane e vale più di qualsiasi trionfo.

 

La nuova vita del Gerva

Con la canzone dei The Zen Circus “Aprirò un bar in centro” possiamo segnalarvi la nuova vita di Luca Paolini. Il Gerva dopo la squalifica di doping avvenuta il 13 aprile 2016 a causa della positività alla cocaina non è più tornato in gruppo. Al 10 di gennaio 2017 aveva scontato la sua pena ma all’ex Katusha hanno sbattuto le porte in faccia anche un certo Vinokourov che non lo ha voluto in squadra per il problemino che ha avuto. Beh detto da lui poi …
Così il Gerva ha appeso la bicicletta al chiodo e ora lavora in un bar di Como.  Un ciclista di un grandissimo livello, sempre a disposizione dei suoi capitani (Bettini e Kristoff su tutti ne sanno qualcosa a Sanremo), che avrebbe meritato di finire in tutt’altra maniera la sua carriera. Un semplice scivolone sul bagnato il suo, come quello al Mondiale di Firenze, nulla di più che ha macchiato però la carriera di uno dei gregari più esemplari del ciclismo moderno.
Sempre a servizio dei suoi capitani e a servizio della squadra, sia in nazionale che con i rispettivi team, per raccogliere poi qualche risultato personale come sempre ha fatto, con testa e cuore, come la Freccia del Brabante,  la Omloop Het Nieuwsblad e la Gand – Wevelgem, senza dimenticarci una tappa alla Vuelta e una al Giro con un numero da funambolo in discesa che gli fece indossare la maglia rosa.

Un grande corridore che meritava di chiudere la carriera in bellezza.  Se passiamo per Como ci fermiamo a prendere un caffè da te Gerva. Buona vita !

 

Non perdere il treno, sei ancora in tempo Tejay

Tejay Van Garderen signori, fino a qualche anno fa sembrava il corridore più promettente del panorama ciclistico mondiale, ma nel frattempo le stagioni sono passate e l’americano ha raccolto meno di quanto ci si potesse aspettare.

Una bomba per essere chiamata “bomba” deve esplodere.
Un fiore per essere tale deve sbocciare.
Un talento deve dimostrare quanto vale.

Ma Tejay non è mai esploso, non è mai sbocciato e non ha mai dimostrato fino a dove può arrivare. Per carità non è tardi, lui ha ancora solamente 28 anni, ma sono da almeno 6 primavere che sentiamo parlare di lui come se a breve vincerà corse importanti, quando in realtà dopo aver cominciato tra i professionisti alla grande e con il piede giusto si è un po’ perso.
Agli esordi era un bel corridore, forte in salita e pure a cronometro, raccoglierà proprio nella prova contro il tempo la sua prima vittoria da professionista e al Tour de Suisse verrà battuto nel prologo solamente da Fabian Cancellara in persona.  Nel 2012 conclude il Tour in quinta posizione ed è il miglior giovane, nel 2014 finirà nuovamente quinto. Si pensa che da qui a breve arriverà il momento di gloria per Tejay e invece lo statunitense non ha mai fatto il salto di qualità rimanendo sempre sui suoi discreti standard. Niente di più, niente di meno.
Era entrato nel mondo dei grandi urlando e a testa alta, ora invece sembra uno dei tanti, impaurito e con la pedalata legnosa.
Che succede Tejay, dai ca**o riprenditi e mostra quanto vali, prima che il tuo treno sia passato. Poi sarà troppo tardi e rimpiangerai l’occasione che hai avuto. Tira fuori le palle e ricomincia da dove eri partito. Ti aspettiamo al Tour.