Non perdere il treno, sei ancora in tempo Tejay

Tejay Van Garderen signori, fino a qualche anno fa sembrava il corridore più promettente del panorama ciclistico mondiale, ma nel frattempo le stagioni sono passate e l’americano ha raccolto meno di quanto ci si potesse aspettare.

Una bomba per essere chiamata “bomba” deve esplodere.
Un fiore per essere tale deve sbocciare.
Un talento deve dimostrare quanto vale.

Ma Tejay non è mai esploso, non è mai sbocciato e non ha mai dimostrato fino a dove può arrivare. Per carità non è tardi, lui ha ancora solamente 28 anni, ma sono da almeno 6 primavere che sentiamo parlare di lui come se a breve vincerà corse importanti, quando in realtà dopo aver cominciato tra i professionisti alla grande e con il piede giusto si è un po’ perso.
Agli esordi era un bel corridore, forte in salita e pure a cronometro, raccoglierà proprio nella prova contro il tempo la sua prima vittoria da professionista e al Tour de Suisse verrà battuto nel prologo solamente da Fabian Cancellara in persona.  Nel 2012 conclude il Tour in quinta posizione ed è il miglior giovane, nel 2014 finirà nuovamente quinto. Si pensa che da qui a breve arriverà il momento di gloria per Tejay e invece lo statunitense non ha mai fatto il salto di qualità rimanendo sempre sui suoi discreti standard. Niente di più, niente di meno.
Era entrato nel mondo dei grandi urlando e a testa alta, ora invece sembra uno dei tanti, impaurito e con la pedalata legnosa.
Che succede Tejay, dai ca**o riprenditi e mostra quanto vali, prima che il tuo treno sia passato. Poi sarà troppo tardi e rimpiangerai l’occasione che hai avuto. Tira fuori le palle e ricomincia da dove eri partito. Ti aspettiamo al Tour.

Ciao Marco

Avrebbe compiuto oggi 47 anni Marco Pantani.

Marco è il corridore che mi ha fatto innamorare del ciclismo.
Il corridore che durante la cronometro di Bolzano mi fece scendere in strada ad aspettarlo per ore (ero poco più di un bambino).
Marco è il corridore che rendeva semplici le salite.
Il corridore della bandana in testa, del piercing al naso e degli orecchini.
Marco è il Pirata.
Il corridore dell’impresa di Oropa e della doppietta Giro – Tour del 98.
Marco è il corridore, che ancora ragazzino, si lanciò come un matto in discesa e vinse a Merano.
Il corridore delle sfide con Tonkov e Ullrich.
Marco è lo scalatore che veniva dal mare e “l’elefantino” che tenne testa a Lance Armstrong.
Marco è il corridore che ha iniziato a farmi leggere visto che i suoi libri li conosco tutti.
Il corridore che ha dato un senso diverso a San Valentino.
Marco è Madonna di Campiglio, è l’ematocrito alto ma non è il doping.
Il corridore tanto forte quanto fragile.
Marco è il corridore di nonno Sotero che gli regalò la prima bicicletta.
Il corridore troppo buono e delle amicizie sbagliate.
Marco è il corridore della piadina e di mamma Tonina.
Il corridore delle imprese e del “o salta il Tour o salto io”.
Marco è Montecampione con Tonkov che si arrende.
Il corridore del “il Carpegna mi basta”.
Il corridore che si è sempre rialzato dalle cadute.
Marco è il corridore che ci ha fatto emozionare anche alla Sanremo, non ricordo altri scalatori che ci siano riusciti.
Il corridore delle sensazioni, non di battiti, watt o quant’altro.
Marco è cuore e mente. Gambe, scatti e grinta.
Marco è IL corridore.

Marco è leggenda. Manchi a tutti campione.
Ciao Pirata, tanti auguri.

 

 

Il baffo del West

Ma che fine ha fatto Taylor Phinney ? Quel campione silenzioso che qualche anno fa stupì tutti sulle strade del Giro, quel passistone che dopo l’infortunio non si è mai più ritrovato…

Ci ricordiamo tutti il fantastico 2012 dell’americano della BMC ?
Taylor è solamente alla sua seconda stagione da professionista ma si presenta al Giro d’Italia e zitto zitto vince il prologo, tenendo poi la maglia rosa per 3 giorni. Poi, sempre zitto zitto, si presenta a Londra, ai Giochi Olimpici e fa quarto sia nella prova a cronometro che in quella in linea, vinta da uno stratosferico Vinokourov che chiuse in bellezza una carriera degna del suo nome. Sempre nel 2012 e sempre zitto zitto Phinney fa secondo anche ai Mondiali a cronometro, battuto solamente da un certo Tony Martin, non vi dice niente il soprannome Panzerwagen ?
Beh, una stagione niente male per un giovane solamente alla sua seconda stagione tra i professionisti. Anche il 2013 tutto sommato non è male, vince poco e brilla meno dell’anno scorso ma ci sono piazzamenti importanti come un settimo posto alla Milano – Sanremo e un quinto ai campionati del mondo a cronometro di Firenze.

Poi il 2014, l’infortunio, l’oblio e la pittura.

Taylor si è appena laureato campione nazionale a cronometro ma quella maglia rossa e blu, arricchita dalle stelle bianche non la esibirà mai in nessuna corsa, perché nella prova in linea cade malamente in discesa e sbatte contro il guardrail. Tibia e perone rotti e ginocchio lesionato. Quell’anno finirà con più punti di sutura sulla gamba che nella classifica Uci (se non siete deboli di cuore potete andare a cercare l’immagine della sua gamba dopo l’infortunio).  I tempi di recupero sono lunghi, molto lunghi, troppo lunghi e prima di rientrare in gruppo passa più di un anno. Nel frattempo Taylor passa giorni difficili, molto difficili, troppo difficili ma trova sollievo nella pittura, sì avete capito bene. Picasso in biciletta sarà il suo soprannome, da adesso. Lo abbiamo deciso noi.

Il 2015 è un anno di transizione e nel 2016 raccoglie poco, preferisce dedicarsi alla cura dei suoi baffi e a riflessioni molto profonde tra cui una molto personale: quella di smettere e appendere la bicicletta al chiodo. Sia per le difficoltà riportate dopo l’infortunio sia perché sta vivendo un ciclismo sempre più crudele, dove non contano più le sensazioni, ma solamente i dati, le statistiche, i test e i risultati è anche per questo che ha abbandonato la BMC per accasarsi alla Cannondale.
Ora caro Taylor, devi sapere che noi crediamo in te, crediamo in te anche in un questo ciclismo così esasperato e alienante, crediamo in te e crediamo fortemente che tu possa tornare ad essere il corridore del 2012/13, quello che aveva stupito tutti, quello che a cronometro andava come il vento ed era in grado di competere con gente del calibro di Tony Martin a soli 22 anni. Torna tra noi Taylor e fallo zitto zitto, come hai sempre fatto, ma in grande stile.

Ti aspettiamo alla prossima cronometro, un abbraccio i tuoi amici di Ciclisti Brutti.

 

Noi siamo pronti e voi ?

La nostra squadra di Fantabike è ufficialmente conclusa e la situazione è parecchio grave, speriamo che non venga arrestato nessuno e che non si perdano in troppi ai festini che organizza il buon Pippo. Vi mostriamo ora la squadra completa ( per chi si fosse perso la prima parte di squadra può trovarla qui http://www.ciclistibrutti.it/fantaciclismo-2017-con-fantabike/) che abbiamo creato anche grazie a voi e ai corridori che avete voluto scelto voi. Uno su tutti Peter SAGAN che a furor di popolo è stato voluto da tutti: pluricampione in palpeggio e impennate; si occuperà anche di tutte le corse di Mountain Bike per dominare tutte ma proprio tutte le gare dell’anno.
Segue FENG perché siamo convinti che sarà la prima maglia rosa di Taiwan.  Per le salite affidiamo tutto a Damiano CUNEGO, che anche quest’anno punterà a fare classifica e a perdere all’ultima salita disponibile la maglia da scalatore, al suo fianco come fedele scudiero abbiamo scelto PIRAZZI, che però visto i continui scatti telefonati verrà utilizzato anche come segretario della squadra. CENTRALINISTA.

Per le cronometro, dopo la sua ottima prova olimpica, abbiamo scelto Dan CRAVEN, che sarà anche lo stilista del Team, compagno nelle prove contro il tempo abbiamo scelto lo svizzero Kung che a sentire i giornalisti l’anno scorso avrebbe dovuto vincere tutte le cronometro disponibili, il risultato erano invece prove discrete e attacchi senza senso e le poche volte che poteva giocarsi le gare finiva banalmente in terra, insomma non ne imbroccava una. Speriamo che quest’anno riesca anche a fare peggio.

Per le discese state tranquilli abbiamo preso ZAKARIN che con la sua ottima capacità di guida in discesa offre sicurezze e garanzie. Ricordate tutti come è finito il suo Giro d’Italia ? Bello e impossibile anche a livello di estetica in bicicletta che manco Hesjedal riusciva ad essere così scordinato.

Velocisti: Chi se non NIZZOLO che l’anno scorso gli è successo di tutto ? è passato dal non vincere mai niente, a vincere una tappa ma a essere declassato e infine a vincere l’italiano. Come secondo un colpo a sorpresa, GROENENWEGEN, che con una camionata di ignoranza l’anno scorso per vincere all’Eurometropole stava facendo finire Naesen tra il pubblico. Un corridore di questo calibro non può mancare nella nostra squadra. Poi i soldi stavano finendo e abbiamo dovuto andare a risparmio quindi abbiamo preso qualità moldava con GROSU ESCI LE LAME e il figlio d’arte MINALI.

Concludiamo in bellezza con un corridore suggerito da un fan: PUTT TANNER, sarà lui a occuparsi dei Tour della squadra, non pensiamo che serva specificare che tipo di Tour faremo.

Medico: riconfermiamo anche quest’anno Riccò
Direttore Sportivo: Purito Rodríguez che si occuperà personalmente di far avere a tutti i membri della squadra sigari cubani di prima qualità.
Massaggiatrice: La moglie di Cavendish, Peta Todd per una maggiore felicità in squadra.
Dietista: Teklehaimanot, fondamentale per avere i buoni sconto da Grmay per i kebab.

 

Ci mancherete tutti

Cancellara, Hesjedal, Popovich, Rodríguez e Wiggins hanno appeso la bicicletta al chiodo e niente fa già piangere, ma con questi grandi campioni sono stati molti altri a salutare il gruppo nel 2016. Ripercorriamo alcune carriere dalle più tormentate alle più gloriose, dalle più ignoranti a quelle più eccezionali e diamo l’arrivederci ai corridori che non vedremo più alle corse.

Peraud: il francese dell’Ag2r  forse è più famoso per le cadute epiche che ha collezionato che per i risultati ottenuti. Ricorderemo sicuramente la scivolata al Tour durata qualche decina di metri e quella al Giro d’Italia quando era in testa al gruppo che oltretutto gli costò il ritiro dalla Corsa Rosa. Ma Jean Christophe ha nel suo palmares una medaglia d’argento nel cross country a Pechino 2008, perché prima di approdare al ciclismo su strada (solamente nel 2010) andava in Mountain Bike e pure con buoni risultati. Un’altra seconda piazza l’ha ottenuta al Tour de France 2014 alle spalle del nostro Vincenzone Nibali.

Van Summeren: Sapevate che ha vinto una Parigi – Roubaix ? Beh nel 2011 era stato l’Hayman dei giorni nostri che con un’azione a sorpresa beffò tutti. Sarà ricordato però da molti per l’incidente al Fiandre quando investì una signora che era in una posizione non proprio appropriata. Smette a causa di problemi cardiaci, una carriera altalenante, forse troppo con momenti di spessore e tanta fortuna, alternati a momenti di completa assenza in gruppo e con la Dea Bendata che non guardava nella sua direzione. Ciao Johan.

L’oblio di Matthew Goss: Passato dall’aver vinto una Milano – Sanremo (a soli 25 anni) ad essere sparito per anni. Passato da un podio mondiale (sempre a 25 anni e battuto solamente da Mark Cavendish) e diversi titoli su pista a un abbandono a soli 29 anni, privo di motivazioni per continuare. Matthew a vederlo ora è poco curato, con una barba lunga e non ordinata, un aspetto trasandato, non sappiamo cosa sia passato nella testa dell’australiano, ma il suo abbandono è l’ennesima prova di quanto sia crudo e cattivo il ciclismo come sport, non restano a galla solo i più forti ma anche i più duri. Abbiamo perso uno dei velocisti più talentuosi di sempre. Un altro che ha mollato per motivi simili è stato l’altro australiano Jack Bobridge, non si divertiva più e in un ciclismo così esasperato (anche a causa di alcuni problemi fisici) non riusciva più a stare.

Szmyd: Cosa ha vinto Sylwester ? Praticamente nulla, ma resterà sempre uno dei gregari che più ho amato, utilissimo prima per Damiano Cunego e poi per Ivan Basso alla Liquigas, uno di quei corridori che probabilmente se si fosse messo in proprio con una squadra più piccola avrebbe potuto raccogliere molto di più, ma proprio per questo non bisogna dimenticarsi del polacco. Non ha mai vinto ma ha fatto vincere e forse conta anche di più. ASSISTMAN

Hoogerland: Tutt’ora pensiamo che l’olandese direbbe: “Non voglio essere ricordato solo per essere stato lanciato da una macchina sul filo spinato al Tour”, ma purtroppo la gente si ricorda di lui perché “è stato investito da una macchina che lo ha fatto finire sul filo spinato al Tour”. Ci spiace Johnny, è andata così.

Frank Schleck: Un altro che durante la sua carriera è passato dal Paradiso all’Inferno, dalla vittoria sull’Alpe d’Huez e dell’Amstel Gold Race ai problemi di doping, dal Tour de Suisse a un rientro in gruppo senza mai brillare, anzi. Una carriera travagliata, troppo travagliata che influì in negativo anche sulla carriera del povero fratello, Andy.

Fisher: Ci lascia anche il brasiliano Murillone Fisher, poco da dire sulla sua carriera ma il livello d’ignoranza era alto, ci mancherai.

Popovich: Ha abbandonato il ciclismo quest’anno, finendo con la Parigi – Roubaix. Yaroslav fa parte della mia infanzia, scalatore di un buon livello che concluse al terzo posto un Giro d’Italia (vinto da Simoni). Ucraino dalle palle quadrate, non me lo sarei mai messo contro.

Hesjedal: Ce lo si ricorda per diversi motivi: per la sua scordinatezza incredibile in biciletta e per aver vinto (non si sa come) un Giro d’Italia a spese del povero Purito Rodríguez, altro che ha abbandonato il ciclismo quest’anno e ora insegnerà a fumare sigari in salita ai corridori della Bahrein.

Wiggins e Cancellara: se ci mettiamo a raccontarvi il loro palmares finiamo nel 2023. Sono gli uomini delle imprese, quelli in grado di superare qualsiasi sfida in bicicletta. Quelli che hanno saputo realizzare ogni loro sogno, tutti e due però hanno un neo: Fabian n0n è mai riuscito a indossare la maglia rosa e a Wiggins nonostante sia passato a dominare su pista fino a vincere il Tour de France, manca la Roubaix, la sua ultima sfida che ha perso (forse l’unica). Il ciclismo senza due campioni come il Sir e Spartacus non sarà più lo stesso.

Ci mancherete tutti, anche te Fisher. Ci mancherete tutti, proprio tutti e buona vita nelle prossime mansioni che andrete a svolgere. Un abbraccio.

 

 

Fantaciclismo 2017 con Fantabike

Ragazzi lo abbiamo fatto di nuovo. Ci siamo ricascati, è un po’ come una droga. Non riusciamo a vedere la fine del tunnel e anche quest’anno abbiamo deciso di creare la squadra più ignorante di tutto il Fantaciclismo. Alcuni elementi portanti, che non possono mancare sono già stati scelti, ma ovviamente per concludere il Team abbiamo bisogno di voi.

Capitano: ARASHIRO, come l’anno scorso a guidare la nostra squadra sarà lui e non si discute. Il vice – capitano, grazie forse anche a favori della mafia giapponese, ai samurai, al saluto al Sole o al Sushi è diventato BEPPU. GIBBONE ALLA RISCOSSA

PIPPO POZZATO è stato messo con lo staff della logistica. Si occuperà del calendario della squadra, degli eventi a cui parteciperanno e ai festini a cui faranno schifo. PR

LEEZER: Scelto dal Team di Ciclisti Brutti per il suo arrapante sguardo “acchiappafiga” e per tirare le volate al nostro velocista. Ovviamente si sposterà ai 350 metri … APRIPISTA

Ci serve anche uno che faccia avanti indietro all’ammiraglia per rifornire i compagni, designato PANTANO che in caso di pioggia porterà ombrelli a tutti manco fosse un venditore ambulante che cerca di venderti pure l’anima per due soldi. PORTAOMBRELLI

FELLINE: Sarà lui il capitano nelle nostre classiche, speriamo almeno che quest’anno riesca a superare i tratti di trasferimento. SCELGO TE, FABIO.

Per i servizi fotografici abbiamo comprato due primissime scelte: BOEM e MARTIN, ci penseranno loro a tenere lontano i paparazzi con i loro sorrisi smaglianti. SORRIDO SEMPRE CIAO, MA ANCHE NO…

Abbiamo sperperato i nostri soldi anche con ADRIANO MALORI. In realtà in squadra non ha nessun ruolo, nemmeno il portaborracce, lo abbiamo semplicemente preso perché crediamo fortemente nella sua rinascita. Speriamo non siano MALORI.

ROY: Il francesino è stato preso perché l’ha voluto mia mamma, e come si fa a dire di no alla mammina ? Tranquilli lo mettiamo a tirare che a febbraio chiederà già pietà. Se vuole può prendere lezioni private d Cheng. TIRA, è DIVERTENTE, DICEVANO …

OSS: Dopo l’intervista che abbiamo avuto la possibilità di fargli, non potevamo non prenderlo; è il nostro JUST RIDER per eccellenza. Lo teniamo per le fughe e per far ascoltare un po’ di buona musica a tutto il team. DJ

KRUIJSWIJK: Poteva forse mancare l’impronunciabile, colui che nello stesso anno ha fatto la doppietta UOMO GIRO e SFIGA CUP ? No non poteva assolutamente mancare una delle nostre icone della pagina. Farà parte di noi per tutto quest’anno.

Scorrendo la lista della spesa dei corridori su http://www.fantabike.com/ ci è saltato all’occhio un giapponese della Nippo che si chiama ITO.M, ecco lo abbiamo preso perché sappiamo che sarà il nostro MITO. D’altronde un po’ d’ignoranza non guasta mai.

La squadra non è ovviamente completa ma già così a livello d’ignoranza non si scherza. Vi assicuriamo che il livello si alzerà ancora e sarete voi ad aiutarci a renderla la squadra più ignorante di tutti commentando i post che faremo uscire sulla nostra pagina Facebook.

 

 

 

I momenti più ignoranti del 2016

Felline all’Amstel: Era la prima volta che Fabio partiva con i gradi di capitano in una grande classica ma la sua Amstel non è mai cominciata. Nel trasferimento Felline avvicina la mano alla ruota anteriore probabilmente per regolare il sensore ma il risultato è che la sua mano si incastra tra i raggi e l’atleta della Trek vola di faccia sull’asfalto, senza più riuscire a partire. Forse aveva cominciato a bere la buona birra locale già la sera prima della corsa.

A Pantano non piace la pioggia: Ne abbiamo la dimostrazione all’ottava tappa del Tour de France quando il corridore della Iam si è presentato all’arrivo portando con sé un ombrello (probabilmente rubato a qualche spettatore distratto)per coprirsi dalla forte pioggia e dalla grandine. Una scena mai vista prima. 15 km di applausi.

Cancellara e il Giro d’onore: Fabian è alla sua ultima e sfortunatissima Roubaix. Dopo l’arrivo si pensa che la sfiga sia finita e invece Spartacus decide di fare il Giro d’onore sul velodromo che lo ha reso celebre, ma prendendo una bandiera svizzera perde il controllo del mezzo e cade come un giovanissimo alla prima esperienza in pista. Quando si vuole concludere in bellezza è.

Froome e la corsetta: Consapevole di essere uno dei più forti scalatori al mondo ed essedo senza rivali il buon Chris decide all’improvviso di dedicarsi alla maratona e non più al ciclismo e lo fa di punto in bianco sul Mont Ventoux. Porte tampona una moto (non significa che Porte stesse andando più forte della moto ma nella confusione la moto si era dovuta fermare, il buon Richie però a forza di tirare per Froome aveva la vista annebbiata e l’ha centrata in pieno), Mollema cade (sì, proprio lui, non sappiamo cosa ci facesse lì davanti ma per un attimo i più grandi sognatori quali la De Stefano lo vedevano in maglia gialla a Parigi), Froome anche finisce nella mischia e riparte con una biciletta dell’organizzazione davvero troppo piccola, forse ma dico forse poteva andare bene a Pozzovivo e così con un lampo di genio il corridore della Sky comincia a correre come un disperato manco fosse Bolt nella finale dei 200 metri per non perdere la sua adorata maglia gialla. Alle prossime Olimpiadi i maratoneti avranno un avversario in più, occhio.

La cronometro di Dan: Siamo a Rio 2016 e Dan Craven comincia la sua prova olimpica a cronometro: partirà con una biciletta normale (unico tra tutti i partecipanti) non adatta alle cronometro, con un casco normale, con delle ruote normali, con degli occhiali ideali per Milano Marittima, senza nemmeno il body e una barba da hipster che fa invidia a molti sbarbati del pianeta. Insomma con lo stile c’eravamo senza alcun dubbio, ma il risultato ? Ecco, il risultato dice: “Dan Craven, corridore della Namibia (e sottolineo Namibia), ultimo arrivato con più di 15 minuti di ritardo dal vincitore Fabian Cancellara”. Si narra che lo abbia fatto per sé vista la sua incredibile autoironia, si narra che lo abbia fatto per l’amore della sua nazione per dire in mondo visione: “ehi ciao a tutti, esiste anche la Namibia, lo sapete ?”, si narra addirittura che durante la cronometro si sia fermato a farsi un selfie con uno strano soggetto a petto nudo e con il cappellino di Babbo Natale, si narra che Dan Craven sia senza alcun dubbio un mito.