102° Giro d’Italia: Grande Partenza sul San Luca



Con la presentazione di questo pomeriggio è diventato ufficiale: il 102° Giro d’Italia partirà da Bologna con una “cronoscalata” di 8km, o meglio con i primi 6km piatti e gli ultimi 2 che si arrampicheranno sul San Luca. Una Grande Partenza che è un vero e proprio capolavoro dell’organizzazione, per i più svariati motivi.
Innanzitutto per la bellezza di Bologna e la suggestività di una cronometro individuale che parte da sotto le Torri degli Asinelli, simbolo indiscusso del capoluogo emiliano, e arriva in cima al Santuario della Madonna di San Luca. Una Big Start davvero geniale con i corridori che affiancheranno il portico più lungo del mondo che da via Saragozza conduce fino al Santuario. Colpo da maestro.

Ero da poco a Bologna e tutti mi parlavano di San Luca, “almeno una volta ci devi andare” mi dicevano all’unisono. Così chiedo a una mia compagna se in cima al colle ci si può arrivare in bicicletta, mi risponde “si c’è ben anche chi va in bici”, peccato solo che non aveva specificato che chi ha il coraggio di salire su due ruote lo faccia con la tripla montata sul rampichino o con una bici da corsa e 39 – 26 costante.
Così inforco la mia bella Fondriest gialla, compagna di mille avventure e scampagnate, telaio anni 90 e qualche modifica, tipo che ha un solo rapporto (dettaglio non di poco conto). Comincio la scalata e già dai primi metri (durissimi!) penso “beh adesso spianerà” e invece no, non spiana, non spiana mai. Fa caldo, le guance diventano rosse paonazze, i polmoni escono dal petto e finiscono sulla strada, la maglietta che indosso è fradicia di sudore e le imprecazioni all’indirizzo della mia fidata amica sono davvero troppe. La strada intanto spiana leggermente ma appena arrivo alla famosa S, la curva delle Orfanelle, dopo circa un chilometro, mi accorgo che le pendenze diventano ancora più infami. Capisco che proseguendo con quel vecchio ferro, zero allenamento nelle gambe e l’impossibilità di mettere un dente più agile potrei morire, ma morire sul serio, decido quindi di legare la bicicletta e salire a piedi. Mai scelta fu più saggia.
San Luca è durissimo, tant’è che ho visto di recente il video di Cassani per presentarlo e anche lui è andato vicino allo scioppeton, ma San Luca è tutto. Mentre camminavo sotto il portico riuscii a godermi tutto quello che mi circondava e mi accorsi di come San Luca sia magico: è la coppia innamorata, è il pellegrino, è la signora che prega, è il ciclista che fatica, è il viandante, è una passeggiata estiva, è la curva del Dall’Ara, è religione, è poesia, è silenzio, è serenità, è un portico, è un viaggio con se stessi. San Luca non è soltanto un luogo, San Luca è davvero tutto e far iniziare il Giro d’Italia da Bologna con l’arrivo al Santuario è davvero una Grande Partenza, è davvero qualcosa di geniale e fantastico. Non solo appunto per l’atmosfera che si respirerà e il paesaggio magnifico ma perché a indossare la prima maglia rosa sarà verosimilmente uno scalatore, cosa più unica che rara.
San Luca a diversi corridori sarà nota per il Giro dell’Emilia dove quei due chilometri si percorrono almeno quattro volte. L’ultimo a trionfare in cima al colle bolognese fu Giovanni Visconti, mentre sarà meno felice di questo inizio Esteban Chaves che proprio al Giro dell’Emilia cadde rovinosamente in discesa.
Bologna non ospitava la Corsa Rosa dal lontano ’94, edizione in cui il mondo intero scoprì un elefantino magro magro che in salita volava e in discesa si metteva in una posizione tanto pericolosa quanto innovativa. Quell’elefantino vinse a Merano e si chiamava Marco Pantani.
Bologna riabbraccia il Giro d’Italia e lo fa alla grande con una Grande Partenza in uno scenario suggestivo e bellissimo. Si dice che chi ben comincia è già a metà dell’opera, questo Giro deve ancora iniziare ma le premesse sono già tutte più che buone.

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