Adriano Malori e la sua nuova vita. Tra sogni, 58×11 e speranze



Richmond 2015, Adriano Malori conclude il Mondiale a cronometro in seconda posizione, beffato solamente da Vasil Kyrienka. Sfiora l’arcobaleno, ma per soli nove secondi non è sul tetto del mondo. La medaglia d’argento al Malori Richmondcollo (era da 21 anni che un italiano non arrivava nelle prime tre posizioni nella prova iridata), però, è la dimostrazione che il parmense è in grado di competere con i migliori cronoman in circolazione e che nella stagione seguente potrà riprovare a fare suo quel sogno sfumato di un nulla. Cosa sono poi nove secondi?

Quel maledetto San Juan

Il 2016 deve essere l’anno di Malori ma il destino, proprio quando sei nel momento migliore della tua carriera, sa essere particolarmente infame e crudele. L’uomo della Movistar inizia la stagione in Argentina, alla Vuelta San Juan. Maledetto quel giorno. Dovrebbe (inevitabile l’utilizzo del condizionale) essere un giorno come tanti altri in una tappa come molte altre ma, come già detto, il destino sta aspettando Adriano al varco. Ventoso, che avrebbe dovuto fare la volata, avvisa i compagni di non avere buone sensazioni e così Malori decide di attaccare con Nibali. Non farà mai in tempo, probabilmente, una buca o un avvallamento nel terreno, fanno cadere il cronoman italiano bruscamente al suolo. Buio, vuoto, coma farmacologico e nessun ricordo. Si capisce fin da subito la gravità dello schianto. Solo dopo essere stato trasportato in una struttura specializzata, a Pamplona, verrà a conoscenze dell’esito del suo impatto: oltre alle varie fratture, la botta gli ha causato un trauma cranico e paralizzato la parte destra del corpo. Il medico addirittura gli dirà che “potrà usare la bici solo per andare a comprare il pane”. Gli risponderà che non sa fare il suo lavoro perché tornerà a correre in quello stesso anno. Il dottore, stizzito, lo sfida in una scommessa “se riesci ti pago una cena”, ma Adriano risponderà con la classe del campione: “no, mi piace bere vino buono e mangiare tanto, sono troppo caro per lei”, già consapevole che avrebbe vinto la sfida.

Da qui inizia un lungo periodo di riabilitazione e dopo pochi mesi è di nuovo in sella e, contro ogni pronostico, alla fine dell’anno è nuovamente in gruppo nelle classiche canadesi. Si ritirerà dopo Adriano Malori cronometroun’ottantina di chilometri ma la sua battaglia l’ha già vinta. Ce l’ha fatta, è riuscito a tornare, a respirare l’aria delle corse, a ristringere le scarpette, a spingere nuovamente sui pedali. Adriano è di nuovo in gruppo, può tornare a sognare. Ma la Dea bendata, una volta ancora, gli ha voltato le spalle e alla Milano – Torino rimane coinvolto in una nuova caduta, clavicola rotta e stagione, definitivamente, finita. Che annata pazzesca.

La nuova vita di Adriano Malori 

Nel 2017 il sogno della maglia arcobaleno è ancora vivo nei pensieri di Malori che vuole ricominciare da Richmond, sperando che la sfortunata stagione precedente sia stata solamente transitoria. Dopo due apparizioni in gruppo (ritiratosi in entrambi i casi), però, capisce di non essere più all’altezza dell’elevato livello del ciclismo professionistico. Annuncerà, così, il ritiro, nel giorno di riposo del Tour de France.
Una volta appesa la bicicletta al chiodo non si da per vinto e comincia subito a costruire la sua nuova vita. Chiama il suo preparatore, Manuel Mateo, chiedendogli se gli insegna a fare il preparatore. “Sì, vieni casa mia che ti insegno”, gli risponderà. Ha iniziato a fare i corsi, in Italia, presso la Federazione e poi è stato, qualche settimana, in Spagna da Manuel, dove ha appreso tutti i segreti dell’allenamento del ciclista. Dopodiché ha aperto, a Mamiano (PR), il suo progetto: 58×11 by Adriano Malori, in ricordo del rapporto che spingeva nelle cronometro. Sostiene (giustamente) di aver imparato troppe cose nelle sua vita per non condividerle con gli appassionati, non vuole farle morire.  Definisce 58×11: “il mezzo che uso per condividere la mia esperienza, cioè faccio preparazioni, test, biomeccanica. Il ciclista si rivolge a me per avere un supporto dalla palestra alla strada, passando per l’alimentazione fino ad arrivare alle gare. Va dal professionista al signore di sessant’anni che va in bici solo per dimagrire, è aperto a tutti. 

Avrebbe potuto piangersi addosso e nessuno gli avrebbe detto niente perché cosa si può dire a uno che gli è cambiata completamente la vita? A uno che gli hanno messo il sogno davanti agli occhi e poi glielo hanno bruscamente strappato? Nulla, avremmo compreso. Ma Adriano è stato più forte anche dei momenti difficili e sostiene che gran parte del merito è del ciclismo, una palestra di vita che “mi ha insegnato a tirar fuori gli attributi anche quando non ce ne è motivo”, figuriamoci quindi quando bisogna rimboccarsi le maniche e costruirsi un nuovo sogno. Il ciclismo gli ha insegnato a non mollare mai ed è stato proprio il ciclismo a permettergli un recupero così veloce. Anche perché, ammette, che il corpo di un ciclista professionista ha tempi di recupero migliori rispetto a una persona comune e di fatto, tra i medici della squadra, vi era ottimismo dopo l’incidente. La bicicletta da cronometro, invece, gli ha dato le lezioni più importanti della sua vita: “c’è vento contro? Abbassa la testa, stringi le spalle e pedala più forte. C’è vento a favore? Goditelo, ma continua a pedalare con la stessa intensità”.
58×11 va alla grande e “i clienti sono contenti”, mai come adesso il vento soffia a favore.
Te lo meriti Adriano, solo per aver avuto la forza di ripartire.

Adriano malori, portatore di speranze

L’audacia e il recupero strepitoso di Malori sono stati presi d’esempio da moltissime persone, grazie anche al documentario Informe Robinson, girato in Spagna, sul recupero di Adriano. Molte persone dopo aver conosciuto la sua storia sono tornate a lottare, spinte dalla possibilità di farcela e si sono riaggrappate alla vita. Diventare un portatore di speranze per gli altri, per darli la forza di continuare a vivere e lottare, vale molto più di qualsiasi vittoria. Tutt’ora riceve mail o messaggi su Facebook di ringraziamenti, tipo: “mio marito ha avuto un ictus, gli ho fatto vedere il tuo video e ha ripreso la speranza per fare la riabilitazione”.

Malori ha anche parlato, brevemente, della sua carriera, con il Mondiale di Varese a cronometro, vinto da under 23: “il giorno più bello della mia vita”. Ha ricordato pure gli anni con Scarponi in Lampre, “il miglior compagno con cui abbia mai corso”. “Michele dava energia con il suo carisma a tutta la squadra. Solo lui sapeva essere leader scherzando con i compagni”.

L’unico consiglio che si sente di dare ai giovani è quello di non smettere di sognare perché: “i sogni sono la benzina del mondo”. La vita può cambiarti da un giorno all’altro e per ripartire devi avere la forza di costruirti un nuovo sogno. Quello di Malori ? Allenare qualcuno che arrivi dove non è arrivato lui, alla maglia iridata a cronometro.

Buon futuro Adriano, e che tutti i tuoi sogni diventino realtà.

 

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