Chris Froome è leggenda. Impresa d’altri tempi al Giro d’Italia



Oggi Chris Froome ha deciso di diventare leggenda.
Storpiando De Gregori potremmo dire che è stata un’impresa “d’altri tempi, di prima del motore, di quando si correva per rabbia o per amore”. Perché quello di Froome è stato un capolavoro che ha il sapore dell’epica. Oggi Chris è entrato nella storia del ciclismo e lo ha fatto di prepotenza, con un’azione che resterà impressa nelle menti dei tifosi per decine di anni, un attacco degno di Merckx o Pantani, uno degli ultimi a correre con la mentalità del:”o salto io o salta la corsa”.
Le magie in un ciclismo così statico, tattico e tecnologico sono sempre più rare e pensare che possa regalartele un corridore che ha fatto delle trainate della sua squadra la sua forza e dei dati del computerino le sue sicurezze era difficile da aspettarselo. Ma oggi Chris e la Sky avevano studiato tutto nei minimi dettagli perché il britannico correva per ribaltare il Giro e puntava alla maglia rosa, accontentarsi del podio non valeva la pena e così ci ha regalato una prestazione da pelle d’oca che non mi sono alzato nemmeno per andare a pisciare.

Mancano circa 90 chilometri alla conclusione quando il gruppo imbocca il Colle delle Finestre. Il ritmo della Sky, o meglio, di Puccio è di quelli che fanno selezione, che fanno male alle gambe e fin dai primi metri della scalata a pagare è Simon Yates, costretto ad abdicare il trono. Ieri avevamo avuto il primo segnale di difficoltà dall’uomo Mitchelton, oggi la conferma e già dalle prime pedalate sul Colle comincia il tracollo dell maglia rosa che arriverà al traguardo con 38 minuti di ritardo. Sprofondato.
Nel frattempo il forcing della Sky continua ad essere cattivo e come per magia – oggi – il keniano bianco si è ritrovato tutta la squadra, fino a questo momento non perfetta, a disposizione come se fossero consci che l’ultimo sforzo da parte di ognuno di loro avrebbe portato a un grande successo. Mancano più di 80 chilometri all’arrivo di Bardonecchia quando Elissonde da l’ultima frustata e si sposta, Chris frulla e saluta la compagnia. Il gruppo esplode immediatamente, Pozzovivo si stacca, le ruote dei rivali si allontanano e tra la polvere dello sterrato vede volare via il sogno del podio. Gli indiani, dall’alto, osservano attenti. 
Froome, intanto, va e guadagna qualche secondo. Dietro inseguono Dumoulin, Lopez, Carapaz e Pinot che dopo essersi dimenticato di correre le prime 18 tappa oggi ha – finalmente – messo la modalità “aggressive”. Rientrerà sul quartetto anche il compagno di squadra del francese, Reichenbach che viene aspettato sperando possa essere utile alla causa dei quattro. Ma i secondi di Froome diventano minuti, dietro non riescono a guadagnare e in realtà nemmeno a trovare l’accordo dato che Lopez e Carapaz non danno un cambio manco per il caz. Nonostante dietro siano in tre e davanti l’uomo Sky è da solo gli inseguitori continuano a perdere anche nelle scalate successive. Froome è imprendibile e quella che sembrava un’azione scellerata si trasforma metro dopo metro in un’impresa mitica, un capolavoro senza nessuna sbavatura.  
A Bardonecchia Chris arriverà con 3 minuti di vantaggio su quell’infamone di Carapaz che a Montevergine aveva conquistato tutti con una sparata fulminante, a Sappada, però, aveva già fatto intuire che ha l’indole del “ciucciarode” e oggi ne abbiamo avuto la conferma, Dumoulin arriverà, invece, a 3 primi e 23 secondi.
Tappa e maglia, con una cavalcata solitari di più di 80 chilometri, descriverla è difficile si può soltanto ammirare.
Non sarà bello in sella, potrà stare antipatico a tanti ma oggi bisogna soltanto applaudirlo. Giù il cappello, signori. Un giorno questa storia la racconteremo ai nostri nipoti.
Chapeau, Chris Froome. 

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