I ciclisti più iconici della stagione 2018



Abbiamo voluto fare questo articolo sui ciclisti più iconici del 2018. Su quelli che ci hanno colpito per qualche loro gesto, su quelli che trasmettono i valori veri e genuini del ciclismo, su quelli che ci hanno insegnato qualcosa di questo sport e della vita, su quelli che amano quello che fanno. Se ci innamoriamo ogni giorno di più delle due ruote è merito loro che sono la vera essenza dello sport, è per questo che sono i ciclisti più iconici dell’annata appena passata.

Daniel Martin è lo spirito del ciclismo. Magari non è la tattica ma è sicuramente lo spirito e l’azzardo. È il coraggio di chi attacca sempre, anche da lontano, per ribaltare le classifiche quando non gli sorridono. Daniel Martin è lo spirito giusto del ciclismo, quello sano e genuino che ci piace vedere.
Matteo Trentin è la forza di ripartire dopo un grave infortunio. È la forza di chi cade ma sa rialzarsi. Trentin, dopo la brutta botta sulle pietre, si è laureato campione europeo. È chi non si attacca al passato, chi non piange su ciò che è già successo ma punta subito all’obiettivo successivo. Questo è il carattere del campione.
Thibaut Pinot rappresenta la filosofia del ciclismo, ne rappresenta la sua ruvida bellezza. Pinot è la disidratazione alla penultima tappa del Giro d’Italia, quando era virtualmente sul podio, ed è lo spirito battagliero della vittoria al Giro di Lombardia. Il ciclismo toglie ma sa anche dare, bisogna, però, saperselo prendere sfidando la crudeltà di questo sport.
Thomas De Gendt è il signore delle fughe, l’uomo che sa quando inizia il suo attacco ma non sa quando finisce. Le sue galoppate lontane dal gruppo sono l’audacia di chi sa osare, di chi punta dritto all’obiettivo, di chi vuole arrivare al traguardo da solo. Thomas è uno che guarda sempre avanti e che scappa, forse, da sé stesso, dal gruppo, da tutti. Le fughe di De Gendt sono poesia, un romanzo da sfogliare pagina dopo pagina che non sai mai, fino all’ultimo metro, come andrà a finire.
De Gendt e Wellens sono quelli che sanno capire il vero valore del ciclismo e del mezzo ciclistico. Sono quelli che dopo il Lombardia hanno saputo fare “L’ultima fuga” (potrebbe chiamarsi così il suo romanzo) verso casa, verso il Belgio. Una tappa al giorno, senza stress, per il solo gusto di pedalare e ammirare i paesaggi che in corsa ti lasci velocemente alle spalle senza apprezzarli e che il vento porta via in un istante. Si rifocillavano poi con pizza e Coca Cola. Loro sì che sono la vera essenza del ciclismo.
John Degenkolb è il volto di uno che non si è mai arreso, di uno che dato per finito, dopo il brutto incidente, ha rimesso tutte le energie sulla bicicletta e ha ritrovato, dopo un lungo digiuno, il successo. Un urlo liberatorio, un pianto di gioia, utile per scrollarsi di dosso qualche sofferenza di troppo. John è il ritorno di chi era dato per morto ed è la dimostrazione che non bisogna mai smettere di crederci.
Alessandro De Marchi e Luis Leon Sanchez sono quelli che non si arrendono mai. Sono i temerari avventurieri che si lanciano in mondi da scoprire, con il rischio di imbattersi in pericoli che colgono di sorpresa, come andare in crisi senza più riuscire a portare la bici al traguardo.
Lawson Craddock è il volto di uno che è stato preso a pugni in faccia da un pugile o che è semplicemente caduto malamente mentre sta correndo il Tour de France. Lawson Craddock è la Lawson Craddockrappresentazione di chi non ha intenzione di alzare bandiera bianca e non sarà certo il viso tumefatto a fermarlo. Arriverà a Parigi avendo raccolto, nel frattempo, un bel gruzzoletto per sostenere il velodromo di Houston. Per allargare la sua passione ciclistica anche ai suoi connazionali, per farli capire quanto è bello, duro e ricco di sofferenza e soddisfazioni questo sport. Un guerriero dal cuore buono.
Zardini è la voglia di andare avanti, di non abbandonare un sogno. È la capacità di resistere a una frattura e di arrivare in cima all’Etna. È un sognatore che spera di ripartire il giorno dopo per trovare il successo in una tappa.
Cimolai è quello che il ciclismo ti insegna: a festeggiare per il successo di un compagno come se fosse il tuo. Cimolai è l’amicizia, è il gregario per eccellenza. ciclisti più iconici cimolai
Chris Froome è l’impresa dell’eroe. È il ciclismo d’altri tempi. È il passato che ritorna e affascina sullo sterrato del Colle delle Finestre. È un’altra epoca nel presente della tecnologia, anche in gara.
Valverde è le lacrime di un bambino di 38 anni che non ha mai smesso di sognare.
La UAE è l’esempio della squadra perfetta. È lo stringersi accanto al capitano anche quando è in crisi, demoralizzato e a un passo dal ritiro. È l’abbraccio di una squadra che si lega al suo leader e lo invita a non mollare, a continuare a crederci, anche per loro. Perché in bici pedaliamo da soli ma se siamo circondati da compagni che ci vogliono bene davvero, soli non si è mai.
Geraint Thomas è il gregario che diventa campione, l’anatroccolo che si trasforma in cigno.
Esteban Chaves è il volto pulito del ciclismo, di chi prende 25 minuti al traguardo ma sa che è solo un gioco. Ogni tanto si vince, ogni tanto si perde e anche quando è lui il vinto sa sorridere, perché nella vita c’è di peggio. Lezioni di sport e di vita da uno che da anni è attanagliato da momenti difficili. Impariamo.
Alan Marangoni è favola di colui che si sacrifica per una vita e all’ultima corsa della sua carriera trova il successo.
Sylvain Chavanel, prima di salutare il gruppo, è stato la solitudine di chi non necessita compagnia per andare all’attacco. La classica solitudine dei numeri uno che fatichiamo a comprendere. Insegnante di tutti e per tutti, corridore amante del rischio anche quando il croupier gli dava pessime carte. Tenace temerario.
Adrien Costa è la forza della natura, è la voglia di vivere, anche dopo aver perso una gamba. È la voglia di sorridere in sella alla sua bicicletta. Il giovane ragazzo americano è un esempio per tutti noi.

Loro, i ciclisti più iconici del 2018, sono il ciclismo, quello vero.

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