Il decennio ciclistico: un viaggio dal 2010 al 2019



Ho sempre seguito il ciclismo, fin da piccolo, ma mi sono appassionato davvero alle due ruote proprio all’inizio del decennio quando ho deciso di montare in sella pure io ed ora vorrei rivivere con voi questi dieci anni. Per ogni stagione ho scelto un momento clou, una gara o una scena che mi è rimasta particolarmente impressa. Spoiler: potrebbe scendere la lacrimuccia. Il decennio si è aperto con il successo di Freire a Sanremo e si è chiuso con la volata vincente di Ackermann in Cina. Partiamo proprio dalla Liguria…

Decennio: il 2010

E’ l’anno del terzo successo alla Classicissima di Primavera di Oscar Freire, della fuga bidone al Giro d’Italia e della tappa sterrata di Montalcino che sotto la pioggia aveva reso i corridori delle maschere di fango. Ivan Basso, tornato dalla squalifica e supportato (soprattutto in discesa) da un eccezionale e ancora mezzo sconosciuto Nibali, vince la sua seconda Corsa Rosa. Il frammento nitido di 2010, però, è al Tour de France con il salto di catena di Andy Schleck, uno dei miei ciclisti e scalatori preferiti. Aveva un’eleganza incredibile ma ha appeso la bicicletta al chiodo troppo presto. Quel giorno sul Port de Balés nel momento di massima sfortuna del lussemburghese Contador attacca e Andy perde 39″, lo stesso distacco che pagherà sui Campi Elisi. Quella Grande Boucle verrà consegnata a Schleck solamente qualche anno dopo, per la squalifica del Pistolero.

DECENNIO: IL 2011

Il 2011 è l’anno della sfida sull’Etna tra Contador e Scarponi, stra vinta dallo spagnolo, il Giro, però, sarà – in futuro – di Michele. E’ anche la Corsa Rosa, però, della scomparsa di Wouter Weylandt, della straziante passerella della Leopard e di quello che sarà l’inizio della fine della carriera di Farrar, un velocista al tempo spericolato e piacevole da vedere. A proposito di velocisti, è la stagione della maglia iridata di Cavendish, quando ancora era quello vero, capace di volate mostruose, a tratti imbattibile. Basta guardare l’incredibile rimonta nella 18° tappa del Tour de France 2012: un capolavoro di cui se ne parlò per giorni, forse mesi (VIDEO).

Il mio momento clou però, anche nel 2011, resta il Tour de France, forse perché quell’anno ero sulle strade francesi o forse per il finale pirotecnico. Thomas Voeckler entra in una fuga bidone e fa sua la maglia gialla. Nella stessa giornata all’attacco, Johnny Hoogerland, viene colpito da una macchina e fatto finire sul filo spinato (VIDEO), porterà comunque a termine la Grande Boucle. L’olandese non vuole essere ricordato per questo ma è inevitabile. Intanto ci si aspetta che Voeckler crolli da un momento all’altro e invece quel cagnaccio non muore mai. Risultati immagini per cadel evans fraseTenace, duro, testardo. Serve un colpo di mano di Andy Schleck per farlo cadere dal trono. Il lussemburghese che aveva appena conquistato il simbolo del primato lo perderà nella cronometro di Grenoble, ultima tappa prima della passerella di Parigi. Sui Campi Elisi, sul gradino più alto del podio, c’è Cadel Evans, uno che ci ha lasciato l’insegnamento più bello del decennio.

Tony Martin vince il Mondiale a cronometro, farà tripletta nei due anni successivi. Il 2011 è l’anno, però, anche della sorpresa Vansummeren, primo nel velodromo di Roubaix. Tre anni più tardi, questa volta al Giro delle Fiandre, lo stesso Vansummeren – uscito da una rotonda – prende in pieno lo spartitraffico e la signora posta sull’isolotto a centro strada. Un incidente che ha shockato il corridore e ha paralizzato la donna. Qui vi risparmiamo video e immagini, per chi non è debole di cuore la scena si trova su YouTube.

decennio: il 2012

Il 2012 è un anno particolare, soprattutto per le grandi corse a tappe. Al Giro d’Italia Purito Rodriguez viene incredibilmente beffato da uno sconosciuto Hesjedal, va sottolineato che quell’anno erano stati levati gli abbuoni, con quest’ultimi avrebbe vinto lo spagnolo. Mentre spopolano i Simple Plan con Summer Paradise, al Tour de France Wiggins, un uomo venuto dalla pista, fa sua la corsa. Il britannico è supportato da Froome, che salirà alla ribalta per il celebre gesto mentre attende il suo capitano. Alle Olimpiadi di Londra Vinokourov corona la carriera con la medaglia d’oro, sul podio c’è anche uno sconosciuto Uran, già più che soddisfatto di quel piazzamento. Negli anni a venire conosceremo meglio il simpatico colombiano.

DECENNIO: IL 2013

E’ il primo Giro d’Italia di Nibali, vorrebbe il bis alla Vuelta ma sulla sua strada incontra uno strabiliante “Nonno Horner”, Froome intanto vince il suo primo Tour de France, ne seguiranno altri tre. A prendersi la scena sono le classiche di un giorno, in primis la Milano-Sanremo, una delle più fredde e incredibili di sempre. C’è talmente tanta neve che i corridori sono ibernati e la direzione corsa è costretta a neutralizzare la corsa. Ripartono e il primo a tagliare il traguardo è – a sorpresa – Gerald Ciolek, uno che da giovane si diceva fosse il nuovo Zabel, aspettative non mantenute. Quella Sanremo sarà solamente un isolato faro nella sua buia carriera. Se l’anno si era aperto con la neve e una sorpresa, si chiude – sempre in Italia, a Firenze – sotto la pioggia e con un altro colpo di scena. Nel finale di corsa iridata rimangono: Purito Rodriguez in condizione strabiliante, il connazionale Valverde, Nibali, Rui Costa e Uran, quest’ultimo auto eliminatosi con una bruttissima caduta in discesa. Rodriguez attacca in continuazione e alla fine riesce a guadagnare qualche metro, dietro Nibali si incarica da solo dell’inseguimento, Rui Costa non è nemmeno considerato. Ma è proprio il portoghese, sul rettilineo finale, a partire Decennio: Rodriguez Firenze 2013secco. Un troppo generoso Nibali non ha la forza di reagire, Valverde – incredibilmente e inspiegabilmente – non copre il compagno di Nazionale. Rui Costa è il nuovo campione del Mondo. La corsa iridata è il momento che ricordo meglio del 2013 perché speravo in Purito, l’avrebbe meritato. Volevo piangere per lui e con lui, si rifarà una settimana dopo al Lombardia ma non è la stessa cosa.

DECENNIO: IL 2014

In un altro anno drammatico per il calcio italiano con la seconda eliminazione consecutiva ai gironi ai Mondiali, può sorridere il ciclismo con Vincenzo Nibali che sbaraglia la concorrenza al Tour de France. Il momento più nitido del 2014 è la tappa del pavé con i gregari che avevano tenuto a galla i capitani in un Inferno bagnato. Vinse Lars Boom, Nibali ne uscì immune e in maglia gialla, traghettato dai suoi personali “Caronte” verso il successo finale. Qualche mese prima, sulle Ardenne, Valverde aveva cominciato a mettere le basi per far diventare il muro di Huy il suo regno. Qualche mese dopo, invece, Kwiatkowski – al Mondiale di Ponferrada – fa capire a tutti di essere uno dei primi della classe. La maglia arcobaleno è sua e Beppe Conti scoprirà solo dopo il traguardo per chi tirava la Polonia. Wiggins, dopo i trionfi in pista e al Tour de France, vince pure il Mondiale a cronometro, mostrando a tutti che può conquistare quello che vuole. Finisce così l’egemonia di Tony Martin, re delle lancette.

DECENNIO: IL 2015

Contador torna al Giro e se lo riprende facendo il segno tre con le dita, ha sempre vissuto la positività come un torto. Il Pistolero è in costante duello con due che saliranno alla ribalta di lì a poco: il giovane Fabio Aru che infiamma il cuore dei tifosi italiani e il calmo e impenetrabile Landa. Ad averne di più sembra il basco ma l’Astana punta tutto sul sardo, alla fine la “Rosa” è di Contaor. Qualche mese dopo Aru vince la Vuelta, a discapito del solito e sfortunato Rodriguez. Il 2015 è però l’anno del vero Degenkolb, un corridore che tra 2014 e 2015 ho letteralmente amato, era mostruoso! Quell’anno siglò una doppietta storica mettendo in bacheca Sanremo e Roubaix.

DECENNIO: IL 2016

Il 2016 è forse, nell’ultimo decennio, la stagione ciclistica più bella e rocambolesca di tutte. Si parte con il colpo di scena a Roubaix: Hayman, in fuga dal mattino, mette nel sacco tutti i favoriti. Uno dei finali più thriller di sempre. A proposito di thriller… Giro d’Italia: uno sconosciuto Kruijswijk è assoluto padrone della Corsa Rosa ma nella discesa del Colle dell’Agnello cade e si frattura una costola. Porterà a termine il Giro ma addio sogni di gloria e addio podio. Intanto un piccolo colombiano dal sorriso smagliante vola come un colibrì e indossa la maglia rosa. Batterlo sembra impossibile ma Nibali ha un’arma segreta: Michele Scarponi. Nel momento decisivo l’Aquila si ferma, rinuncia alla tappa, attende lo Squalo e insieme vanno a vincere il Giro d’Italia. I genitori di Chaves abbracciano Nibali, una delle scene sportive più belle non solo del decennio ma (forse) del secolo. Non mancano le sorprese nemmeno al Tour con Froome che è saldamente in giallo ma sul Mont Ventoux resta a piedi e comincia a correre. Colpo di scena anche alle Olimpiadi con la caduta di Nibali e Van Avermaet che va a prendersi l’oro, mentre Cancellara rispetta le attese e vince a cronometro. La stagione si chiude con la rivincita di Chaves su Diego Rosa. Quel giorno il piemontese andava come una moto ma ha dovuto fare il gregario. Nonostante ciò nel finale è a giocarsi il Lombardia con Chaves e il solito Uran. Quest’ultimo prende in testa l’ultimo chilometro, Rosa prova ad anticipare, Uran ricuce, l’uomo dell’Astana parte lungo, Chaves quatto quatto beffa tutti allo sprint. Diego è battuto di pochi centimetri e scoppia a piangere, in quelle lacrime c’eravamo un po’ tutti noi.

È la storia di un ragazzo che per due anni ha corso il Lombardia per i suoi capitani e non per lui. È la storia di un…

Pubblicato da Ciclisti Brutti su Domenica 2 ottobre 2016

DECENNIO: IL 2017

Grande protagonista dell’annata è Sanremo, prima con Gabbani che fa il botto con Occidentali’s Karma e poi Kwiatkowski che batte al fotofinish Sagan. Per lo slovacco la Classicissima è stregata ma si rifà al termine della stagione, a Bergen, con il terzo successo mondiale consecutivo. Nello stesso anno salutano il gruppo, prima Boonen, all’ultimo tentativo a Roubaix, poi Contador che appende la bicicletta al chiodo con un capolavoro sull’Angliru. Il Pistolero attacca fin dai primi metri di salita, non lo prende più nessuno e su una delle cime più arcigne della Vuelta spara il suo ultimo colpo (VIDEO). Lacrimuccia. Il 2017, però, è anche un risveglio traumatico senza più Michele Scarponi.

DECENNIO: IL 2018

I big giocano a piglia tutto. In ordine cronologico: comincia Nibali con un capolavoro a Best decennio: Sanremo NibaliSanremo, poi Sagan porta in carrozza Dillier, gli regala il secondo posto e si prende la Roubaix. Alaphilippe, intanto, si prende il regno di Valverde e vince a Huy, si è ormai già capito che abbiamo a che fare con un fenomeno. Froome non vuole essere da meno e al Giro d’Italia decide di fare un’impresa d’altri tempi, sul Colle delle Finestre, per far saltare il banco e quel giorno saltano gli avversari, salta la gente a casa, saltano pure i telecronisti. Infine Valverde, dopo otto podi, a Innsbruck si prende il Mondiale tanto inseguito.

DECENNIO: IL 2019

Il 2019 è stato intenso con molte sorprese nei grandi giri e molte emozioni nelle classiche. Gilbert a Roubaix, Bettiol al Fiandre, Van der Poel all’Amstel, Carapaz al Giro, Bernal al Tour, Viviani all’Europeo, Roglic alla Vuelta e Pedersen al Mondiale. Il momento più bello? Senza ombra di dubbio il finale della classica della birra del fenomeno olandese.

IL MEGLIO DEL 2019

 

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