Dicevano di Lambrecht



“Bjorg Lambrecht è stato il peggior tipo di rivale, un incubo da sconfiggere ma era impossibile ti fosse antipatico. Solo un’anima gentile, faccio fatica a fare i conti con quello che è successo oggi. Lo sport ha perso una delle sue luci più luminose, un giovane destinato al top. Non ti dimenticheremo mai”. (James Knox, Deceuninck Quick Step).

Sono al calcetto con gli amici, aspettiamo solo che il custode ci apra il campo e poi si inizia una di quelle partite che finiranno a palla lunga e speriamo che qualcuno faccia gol visto che, superata metà della sfida, nessuno avrà più fiato per correre. Vibra il telefono, è Michi: “Ste… sono senza parole…”. Ero Lambrecht maglia bianca Delfinatofuori casa da tutto il giorno, non sapevo nulla di cosa fosse successo. La testa si riempie di pensieri, che sarà capitato? Rispondo veloce: “Oddio, cosa?”. Mi gira il link della Gazzetta con la notizia e aggiunge un “sono allibito”. Non riesco a crederci, mi si gela il sangue e mi si secca la gola. Vorrei bestemmiare, vorrei prendermela con qualcuno, perché di qualcuno deve essere la colpa. Tengo lo sguardo fisso sulla notizia, ancora incredulo. Devo dirlo a qualcuno, come bisogno vitale, forse, per liberarmi di un peso. Vado da Paolo, anche lui accanito conoscitore delle due ruote. “O Paolo, Lambrecht è caduto in un fosso al Polonia, è morto. 22, 23 anni al massimo”. Vedo la sua faccia incredula, probabilmente è la stessa che avevo io qualche attimo prima. Quelli che si stavano riscaldando si fermano e cala il silenzio.

Sono uno che quando gioca vuole vincere sempre e di fatto sono concentratissimo nel match. Ma ogni palla morta, dopo ogni gol, nei secondi di pausa, il pensiero riaffiora in testa. Finisce la partitella e la prima cosa che faccio è sentire Michi, sono ancora allibito e devo fargli un vocale senza senso, solo per sfogarmi. Arrivo a casa, i miei stanno guardando un film: “Fate pausa. Lambrecht al Polonia è caduto in un fosso ed è morto. Che sport di merda il ciclismo”. Un mantra che mi ripeto e che dico alle persone, forse, per convincermi che sia successo davvero, pare impossibile e rimango attonito per ore. Sarà per la sua giovane età, sarà perché mi piaceva come corridore, sarà perché ciclista. Non riesco a comprendere come lo sport che più ami possa tradirti e voltarti le spalle ad appena 22 anni.

Faccio un giro social e vedo le foto del pregara della Lotto Soudal, Bjorg è sorridente, mai avrebbe Lambrecht partenza terza tappa Poloniaimmaginato che la sua giornata, la sua stagione, la sua carriera e la sua vita sarebbero finiti così. Quello stesso giorno. Nemmeno Wouters avrebbe mai immaginato che la persona con la quale faceva colazione al mattino, la sera non sarebbe tornata in hotel. La vita è imprevedibile e cambia così velocemente, senza alcun preavviso. Lambrecht è un corridore che mi piace da un po’, quest’anno avevo pure provato a prenderlo al fantaciclismo, perché ero sicuro che avrebbe fatto delle grandi Ardenne ma me lo hanno rubato. Era sbocciato il talento di Bjorg con i suoi scatti brucianti su pendenze arcigne. Uno che non molla mai, un grintoso. Sulla bicicletta ha sempre dato tutto quello che aveva, si muoveva e ondeggiava tantissimo al massimo dello sforzo ma aveva una caparbietà invidiabile. Il ricordo più nitido che ho del belga è al Mondiale di Innsbruck, in quel duello a viso aperto con Hirschi e Hanninen a fare da spettatore. All’ultimo giro Matchbox, così era soprannominato, attaccava in continuazione con l’unico obiettivo di togliersi di ruota l’avversario. Scatta a ripetizione, un tentativo e poi un altro ma lo svizzero non molla. Alla fineHirschi è più furbo e in discesa se ne va, la prova iridata è sua, mentre il belga deve accontentarsi della seconda piazza. Risultato che non lo rende certo felice e il broncio sul podio ne è la dimostrazione.

Di Lambrecht dicevano che era superstizioso, aveva i suoi riti, fin da quando era juniores ma anche che era molto distratto, dimenticava tutto in giro, Hansen gli faceva da papà e gli raccoglieva le cose che abbandonava. Uno delle sue tradizioni era quella di abbracciare il suo orsacchiotto portafortuna, ha ammesso che due volte si è dimenticato e la corsa gli era andata male. Chissà che ieri mattina non si sia scordato di abbracciarlo. Dicevano anche che era uno buono e che sapeva gratificare i compagni, come nella vittoria al Tour des Fjordes 2018, quando, subito dopo l’arrivo, ancora a terra dalla fatica, la prima cosa che ha fatto è stata prendere la radiolina per dire grazie: “Thank you guys”. O come quella volta che Campanaerts in allenamento non riusciva a tenere il ritmo, lui si è staccato e gli ha detto: “Dai, lo facciamo insieme”. Dicevano anche che era uno di quei corridori per la quale valeva la pena volere bene al ciclismo. Dicevano che aveva un sorriso disarmante e che era una bella promessa, uno che in bici ci avrebbe fatto divertire e lui lo stava dimostrando. Era in rampa di lancio, uno dei futuri campioni del ciclismo moderno ma una caduta infame, nelle campagne polacche, se lo è portato via. Si dicevano tante cose di Lambrecht, ma sono svanite tutte ieri. Riposa in pace Bjorg, e che la tua stella possa continuare a brillare anche da lassù, proprio come in corsa.

 

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