Forse stiamo chiedendo troppo: dopo Kennaugh lascia pure Kittel



Di recente Kittel ha lasciato tutti a bocca aperta e allora viene da chiedersi: fino a dove possiamo arrivare? Fino a dove possiamo spingerci?

11 aprile 2019, Peter Kennaugh, dopo una stagione molto difficile decide di fermare la sua carriera per prendersi il tempo per sé e per la famiglia, per pensare e per tornare ad essere felice.

9 maggio 2019, Marcel Kittel, rescinde il suo contratto con la Katusha Alpecin per fermarsi a pensare, per ritrovare serenità e gioia, senza far sapere se tornerà nel ciclismo.

Nel corso dell’anno vengono trovati positivi alcuni corridori tra cui Pantano e Preidler e quest’ultimo ha affermato: “ci sono periodi in cui ti alleni tutti i giorni ma non fai alcun progresso, così a un certo punto vuoi di più”.

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Forse stiamo chiedendo troppo a questo sport, troppo a questi ragazzi, troppo a degli atleti che prima di tutto sono uomini. Uomini che nel corso dell’anno stanno via 200/250 giorni all’anno senza vedere e godersi: famiglia, amici, fidanzata e figli. E quando sono a casa comunque devono montare in sella e pedalare, allenarsi e lavorare. Certo come tutti e qualcuno potrebbe pure dire: “e chi lavora in fabbrica otto ore al giorno allora?”, avrebbe pure ragione ma (forse) dietro a questo sport si chiede tutto quello che il corpo umano può dare, si richiede sempre il risultato perché se no è un fallimento. Sei sempre in dovere e sempre sotto stress e forse è troppo.

Gli atleti citati sopra sono comunque dei vincenti, Kittel su tutti, Marcel Kittel abbandona il ciclismoe vederli allontanarsi così dal mondo delle due ruote fa davvero male. E fa ancora più male vedere chi sceglie strade alternative piuttosto che mollare. Sanno che non possono dare più di così, eppure ti viene chiesto sempre di più, perché devi dare di più.

Speriamo ragazzi che sia solamente un arrivederci e di riabbracciarvi il prima possibile in gruppo.

 

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