Giro d’Italia 2018: Uomo del Giro



Quelli che ci seguono da più tempo sanno che è arrivato il momento di decidere il vincitore del premio l’Uomo del GIro, conquistato l’anno scorso dal magico Pibe de Oro, Luka Pibernik, con una mossa strappalacrime a Messina.  Quest’anno chi sarà a trionfare ?
Avete scelto ogni giorno l’uomo che si era contraddistinto maggiormente nella singola tappa per cuore, emozioni e – ovviamente – ignoranza, ora tra i 20 prescelti (Froome figura due volte) dovrete votare il vostro preferito.

Siutsou: il bielorusso è caduto nella ricognizione della cronometro ed è tornato a casa. Si è ritirato ancora prima di iniziare il Giro, probabilmente è un record. Durato davvero pochissimo, merita di essere qua a giocarsela. SVELTINA
Viviani: la prima vittoria (https://video-it.eurosport.com/ciclismo/giro-d-italia/2018/video-rimonta-e-volata-stupenda-di-elia-viviani-mareczko-battuto-nettamente-a-tel-aviv_vid1086573/video.shtml) in terra israeliana è un vero capolavoro da sprinter puro con l’occhio da pistard, poi ne seguiranno altre 3. Nel frattempo Bennett gli sta con il fiato sul collo ma al terzo successo a Nervesa della Battaglia invita alla calma e non le manda a dire a chi lo dava già per finito. ZEN. Quattro tappe e maglia ciclamino ma solo perché erano tutti a fare il bagno in California, vero haters ? POKERINO
Boivin: nelle tappe israeliane non perde mai l’occasione di andare in fuga e allo stesso tempo non si risparmia nemmeno per un metro, tant’è che i compagni di fuga sono allibiti. Da tutto, dura tre tappe e poi sparisce, un po’ come il resto della Israel. Ammiriamo comunque l’impegno e l’ignoranza. GENEROSO
Goncalves: si approda in Sicilia e il portoghese, su un arrivo adatto alle sue caratteristiche, ha la possibilità di indossare la maglia rosa. Peccato per lui che cambierà bici tipo trentordici volte e quando prende la sua di scorta ha problemi al manubrio. Cipollini in diretta annunciò che se fosse stato il suo meccanico gli avrebbe spezzato i braccini, giusto per far capire la situazione. CAMBIO MECCANICO
M.A.Lopez: il colombiano sa di essere forte e così umilmente lascia un po’ di vantaggio agli avversari. Prima con una cronometro disastrosa dove è caduto nella ricognizione e ha lasciato parecchi secondi per strada, poi schiantandosi andando completamente dritto in una curva. Dopo 5 tappe aveva già più di due minuti di ritardo. Diciamo che non aveva iniziato proprio con il piede giusto. UMILE
Yates: ha conquistato il cuore dei tifosi quando sull’Etna ha lasciato la tappa al compagno Chaves. Poi è stata una delle maglie rosa più attive degli ultimi anni facendoci impazzire con azioni bellissime e fino alla cronometro di Trento sembrava avere tutto sotto controllo. Sembrava, appunto. Prima FRIZZANTE, poi SGASATO.
Visconti: ci sono corridori che non vincono ma che sanno essere assolutamente efficaci per la causa della squadra, uno di questi è Giovanni Visconti tutto cuore. Il siciliano in una tappa salva Pozzovivo che era rimasto attardato da una caduta (strano), in un’altra aiuta Bonifazio a rientrare dopo una foratura e quel giorno Niccolò farà terzo. Uomo squadra fondamentale per la Bahrain ma anche, vista l’esperienza, capo gruppo. Un giorno sarà proprio lui a permettere a Turrin di andare in fuga ma fa capire a tutti che ne lasciano uscire ancora uno e uno soltanto. Non si fotte con Giovannino. BOSS
Carapaz: chi va con lo zoppo impara a zoppicare, chi va con Quintana impara a stare a ruota e Richard ha imparato benissimo dato che non ha mai dato mezzo cambio in un intero Giro d’Italia. Il Chiappucci dell’Ecuador (https://www.instagram.com/p/BirwsXUhxvX/?taken-by=ciclisti.brutti) ci aveva conquistato con una fucilata pazzesca a Montevergine poi ha iniziato a caderci ogni giorno più in basso per il modo di correre passivo, per poi attaccare quando gli altri non ne avevano più. Dumoulin se potesse prenderebbe a schiaffoni sia lui che Lopez incapaci di dargli una mano nel giorno del Colle delle Finestre e dell’impresa di Froome. FURBETTO
Masnada: più di 200 chilometri di fuga, odora la possibilità di vincere a Campo Imperatore ma da dietro il gruppo non gli lascia spazio. Sarebbe stata un’impresa che Froome spostate pure. Peccato. ATTACCANTE
Mohoric:  per chi segue ogni tipo di corsa dal Giro del Giappone in differita al Giro di California in diretta alle due di notte, passando per il Giro dell’Albania captato da uno streaming rumeno, il buon Matej era già conosciuto (due mondiali, uno da juniores e uno al primo anno tra gli under 23) per gli altri invece, supponiamo, che sia stata una piacevole scoperta. La leggenda narra che gli hanno stretto i freni in tutte le tappe perché se no i ds della Bahrain non riuscivano a tenerlo al guinzaglio. Vince una tappa dimostrando di essere un gran bel talento e un pazzo in discesa, poi a Imola il via libera gli viene dato troppo tardi e non riuscirà a staccarsi di ruota Betancur e così piuttosto che sprintare per perdere decide di non fare nulla e far perdere la corsa anche al colombiano. Genio. Nelle altre tappe è sempre a disposizione di Pozzo e di Bonifazio per lanciargli le volate. Un Giro, quello dello sloveno, decisamente sopra le righe. TALENTO
L.L.Sanchez: ma quanto cuore ha ? Fa di tutto per cercare un successo di tappe in diverse frazioni ma quest’anno al Giro il gruppo non fa arrivare nulla e l’Androni ne sa qualcosa. Tra i fuggitivi è sempre quello che da più di tutti ed è l’ultimo a mollare. UOMO VERO
S.Bennett: dopo il successo di Imola i bookmaker hanno iniziato a darlo per favorito come l’Uomo del Giro. Vittoria di una potenza inaudita scaturita da una volata lunghissima per ricucire su Mohoric e Betancur ma il vero successo è dopo la linea dove ad attenderlo c’è la compagna, e che compagna !!! Non si limita però a vincere volate (tre) ma si diletta anche a scalare le montagne in impennata. BOMBER
Coledan: dopo la caduta di Zardini e il ritiro di Mareczko (per la gioia di Scinto), Marco capisce che deve prendere in mano le redini della squadra e lo fa con un colpo da finisseur nell’ultimo chilometro ma per l’ennesima volta i velocisti sono troppo ghiotti e non si fanno sfuggire l’occasione di sprintare. Nulla da fare ma va premiato il tentativo. FAGIANO
Froome: un inizio di Corsa Rosa molto deludente il suo, in cui lascia diversi secondi per strada cadendo nella ricognizione della cronometro e inspiegabilmente, da solo, in salita. Lo invitano a lasciare il Giro e declina l’offerta vincendo sullo Zoncolan ma il giorno dopo la trama si ripete: è di nuovo staccato. Il Kaiser sembra solo una giornata di gloria nel Giro del britannico ma sul Colle del Finestre decide di ribaltare la classifica generale e lo fa con un’azione da incorniciare. Il resto è storia e gli vale la Tripla Corona. KING
Ulissi: nel momento più brutto di Fabio Aru, quando il sardo è a un passo dal tentare il ritiro Diego lo abbraccia e lo sprona ad andare avanti. Servirà solo per poche altre tappe ma gesti così belli vanno premiati. MOTIVATORE
Pedersen: l’ultima volta che lo avevamo visto era al Fiandre a fare un numero pazzesco che gli valse il secondo posto, lo ritroviamo alla cronometro di Trento che fa dietro motore con il furgone del team. VAR REVIEW
De Marchi: valgono le stesse identiche cose scritte per Luis Leon Sanchez, lui, però, ha in più il fatto di essersi fermato sullo Zoncolan a bersi una birra(https://www.instagram.com/p/Bi-UTAMgyqb/?taken-by=alessandro_demarchi) con i suoi concittadini il giorno del suo compleanno e l’ha pure offerta a Montaguti. Ale uno di noi. GUERRIERO
Poels: può essere il giorno più importante nel Giro di Froome ma Wout vede l’omino dell’Estathé e lo segue per il mare. Livello di ignoranza molto alto. SBA(N)DATO
Dumoulin: è la penultima tappa, l’ultima con arrivo in salita, l’unica, ancora disponibile, per togliere la maglia a Froome. Tom ci prova più con speranza che con convinzione, più col cuore che con le gambe ma si rende conto che il britannico è troppo forte, spera che al Frullatore capiti un bisogno intestinale immediato ma purtroppo queste cose capitano soltanto a lui. Così attende il rientro del suo giovane compagno Oomen per fargli conquistare un piazzamento migliore in generale. Che signore. LORD BELLI CAPELLI.
Fonzi: a Roma tra buche che sono crateri e Bonifazio che fa una pessima volata e viene pure declassato l’ignoranza non è mancata ma la nostra tradizione all’ultima tappa ci invita a dare onore anche alla maglia nera. Anche a quello che ha fatto più fatica degli altri, che ci ha impiegato di più ma che ha comunque portato la bicicletta al traguardo tutte le 21 volte. Sbronzi di Fonzi perché siamo tutti un po’ maglie nere. E siccome abbiamo l’occhio più attento di Hansen quando vede una birra abbiamo capito dove Beppe ha vinto la maglia: diciottesima tappa, arrivo a Prato Nevoso, Fonzi è in fuga e inizia la salita con 14 minuti di vantaggio sul gruppo ma arriverà 140esimo a 26 minuti e 59″ da Schachmann, vincitore di tappa, e a 15 minuti e 11 secondi dal primo uomo di classifica Lopez. Non sappiamo come abbia fatto, forse si è nascosto dietro a un cespuglio, ma qui si è notata tutta l’esperienza di chi è stato in grado di vincere la maglia nera per due anni consecutivi. PROFESSIONISTA.

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