Giro d’Italia: i sogni di Conti, Viviani, Carboni, Maestri e Moschetti.



L’accredito, il mare e il Giro d’Italia 102. La perfezione per uno che viene dalla montagna ma ama le onde e la sabbia sotto i piedi, per uno che sogna di vivere scrivendo di ciclismo.

A Riccione la strada è tinta di rosa, il cielo è grigio ma il sole scotta (finalmente), dopo tanti giorni di pioggia. Il mare è mosso ma il clima sereno, dopo le fatiche e la costante pancia a terra delle tappe precedenti. Le squadre bevono un caffè e sgambettano sul lungo mare della Riviera romagnola, senza ansia, senza stress. Appena arrivati in centro compare davanti a noi la maglia rosa, figura mistica, e ci fiondiamo. È la prima volta che vengo inviato al Giro d’Italia e tra un po’ di timore nel disturbare i campioni e la paura di non portare a casa niente, scopro la meraviglia dell’accredito: apre le porte del Paradiso. Dopo Conti seguono: Puccio, Viviani, Maestri, Carboni e Moschetti. Avere la possibilità di parlare con i ciclisti, capire le loro sensazioni, poter scrivere di loro per uno come me che deve scrivere, di tutto, per bisogno personale e vitale, soprattutto in questo periodo, è un sogno.

Conti è in gamba, disponibile. È orgoglioso, Valerio, parla con quel fare fiero, di chi può essere soddisfatto di se stesso dopo tre giorni in maglia rosa (era dal 2013 che un italiano non ci riusciva) e la consapevolezza che almeno per altre due tappa potrà godersela. È l’orgoglio di chi indossa il simbolo del primato che, con fare sicuro, vuole tenere il più a lungo possibile. Non sa quanto durerà ma fino a quel momento vuole goderselo.

Giro d'Italia Valerio Conti

Se Conti è disponibile, Puccio lo è il doppio e davanti a un caffè con i compagni dedica comunque qualche istante anche a noi. Ha sulle spalle la responsabilità di aver causato la maxi caduta, ne è consapevole e, probabilmente, pure dispiaciuto. Ma questo è il ciclismo e le distrazioni fanno parte del gioco, lui non si guarda indietro ma pensa al futuro. Futuro che sarà dei suoi compagni Sivakov e Geoghegan Hart, pronti a lottare sia per un piazzamento in generale che per un successo di tappa. Guarda a come fare il suo lavoro per farlo al meglio, per essere sempre a disposizione dei compagni e chissà che non possa cercare anche lui un successo di tappa.

Maestri ci spiega che va in fuga con la speranza che un giorno il vento cambi e soffi dalla sua parte. Che quel vento giri a favore, che gli attaccanti possano arrivare al traguardo a giocarsi la vittoria e lui ovviamente non vuole farsi scappare quel giorno. Elogia il compagno di avventure Frapporti, uno di quelli che quando parte devi prendere la ruota perché potresti rivederlo all’arrivo, perché è indomabile e non molla mai. Carboni è impegnato ma ci dedica comunque un minuto. Sogna di far bene a Como, perché ha già provato il percorso e sono le strade della sua morosa Arianna. Ha perso la maglia bianca ma continua ad essere determinato. È il suo primo Giro d’Italia e ha tutto da imparare, per intanto non sopporta più il pollo, tutti i giorni nel piatto.

Viviani ci si dedica ma è palese che non ha troppa voglia e vive il declassamento di Orbetello ancora come un torto. La trova un’ingiustizia che ancora non ha digerito. Ha due tappe, ora, per rifarsi e correrà con il coltello tra i denti. Ultimo ma non meno importante Moschetti. Ci troviamo nella hall del suo albergo e vista mare ci dedica una lunga intervista. Ciccione è preso a sistemare con fare pignolo le misure della bici e tutti gli altri sono in camera davanti a computer e cellulare. Lui sembra annoiarsi a passare così le giornate, scambia due chiacchiere e continuare a sognare. Sogna di arrivare a Verona ma sa che è dura. Ha voglia di arrivare fino in fondo e dice che: “Se un giorno non doveste vedermi al via è perché sono finito”. Sogna un piazzamento d’onore e chissà che non riesca a fare il colpo grosso. Lui continua a sperare, consapevole di dover migliorare ancora tanto, ma per il momento si gioca le volate, al Giro d’Italia, con Viviani, Demare, Ackermann ed Ewan e quindi ha tutto il diritto di sognare.

Buona fortuna ragazzi, a tutti quanti. A chi sogna di trovare il successo attaccando da lontano, a chi vuole fare bella figura davanti alla propria ragazza, a chi cerca riscatto dopo un “torto”, a chi vuole tenere la maglia ancora un po’ per continuare a sognare, a chi con esperienza fa il supervisore dei giovani che crescono, a chi sogna, anche solo, di arrivare in fondo al suo primo grande giro. A chi sogna, buona fortuna. Perché, in cuor nostro, abbiamo tutti un sogno.

 

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