Innsbruck 2018 – Un tifo fantastico, un’emozione mondiale



 

Il Mondiale ti lascia qualcosa dentro che nessun’altra manifestazione è in grado di lasciarti, sarà anche per il tifo fantastico, sarà per l’emozione Mondiale che si vive a ogni metro. A distanza di una settimana è ancora vivo in me ogni momento del clima di festa bellissimo. Non avevo ancora mai partecipato a una corsa iridata, nel mio curriculum ancora non c’era, e beh non dovrebbe mancare a nessuno. Tutto troppo bello.
Nazioni di tutto il mondo che si uniscono, tifano e alla fine festeggiano insieme perché il bello del ciclismo è che non ci sono rivalità. Un corridore può starti meno simpatico ma se compie qualcosa di fenomenale non resta altro che applaudire.

Sloveni che bevono, cantano e sventolano bandiere al contrario, troppo ubriachi per accorgersene. 
Gli spagnoli si notano solo dopo che Valverde ha tagliato la linea per primo ed esplodono di gioia davanti al maxischermo.
Olandesi che gongolano ancora per le prove femminili, sulla curva che anche qui hanno conquistato manco fossero sull’Alpe d’Huez, e applaudono fieramente la prova del loro Dumoulin.
Tedeschi che non sanno bene perché sono a un Mondiale dato che il loro ultimo uomo di punta è stato Schumacher una decina di anni fa, ma incitano i corridori mentre il loro bambino ha il pannolino pieno.
I polacchi si schierano come se fossero un esercito convinti che la loro squadra potrà farli sognare come a Ponferrada. Utopisti che mangiano paninazzi col titanio e scolano litri di birre.
I belgi, invece, vanno – come sempre –  d’ignoranza mettendo un pene tra le due O di Benoot, da far arrabbiare i vigili del fuoco che cancellano il tutto subito.
Gli slovacchi accorrono in massa per assistere a un altro capolavoro del loro beniamino che però questa volta li lascia a bocca asciutta.
Gli italiani non deludono, sono tantissimi, festaioli e con Michele ancora nel cuore.
Il Mondiale unisce le nazioni di tutto il globo, d’altronde non potrebbe essere altrimenti, ma la bellezza è che si è tutti amici.
Non fa differenza di che nazionalità sia il corridore perché se ti fa emozionare lo si applaudisce, se ti fa emozionare lo si incita, se ti fa emozionare te ne accorgi quando salti in piedi ad esultare e ti ritrovi abbracciato all’amico, allo spagnolo, a quello che ti aveva detto “io l’avevo annunciato” e in quel momento si sente Nostradamus. Il ciclismo è bello, è bello sempre ma a un Mondiale, forse, un po’ di più. Il ciclismo è bello, bellissimo, ma i suoi tifosi lo sono di più.

Per non parlare dei chilometri finali: sulla salita di Igls il gruppo è passato ormai per l’ultima volta, si corre tutti e prendere un posto all’ombra sotto il maxischermo. Ci si siede sul prato, uno accanto all’altro, in un palcoscenico che in un attimo diventa uno stadio naturale.
Siamo in mezzo alla folla mentre Moscon combatte sulle arcigne pendenze del muro, serve incitarlo, anche se da lontano, anche se soltanto virtualmente e tra le varie urla che intonano “Vai Gianni”, a un mio amico viene spontaneo di gridare “Italia, Italia, Italia”, seguito da altre decine di persone che si sono fatte trasportare dall’emozione. Magnifico.
Nel frattempo Dumoulin rientra sui primi e tutto lo “stadio” applaude. Tutto.
Poi Valverde, quella vittoria finalmente tanto cercata, gli spagnoli che balzano in piedi, incapaci di contenere la felicità. Si abbracciano e indossano orgogliosi sulle spalle la loro bandiera gialla e rossa. Sono campioni del mondo, l’Embatido è campione del mondo.

Fantastico è stato anche bazzicare tra le stradine di Innsbruck dove abbiamo incontrato, oltre alle migliaia di tifosi allegri, un disponibilissimo Pippo Pozzato. Felicissimo gli vado incontro e gli stringo la mano dicendogli “Ciao Pippo, sono l’admin di Ciclisti Brutti” e avrà pure pensato “e che cosa me ne frega”, ma va bene così. Gli abbiamo poi regalato la nostra sacca. Incontriamo anche Freire e gli diamo uno dei nostri nuovi bigliettini da visita con scritto “W la F_ga” e lui “Ah viva la figa”. Eh Oscar è uno che ha sempre capito tutto. Ultimo ma non meno importante Savoldelli che alla lettura di “Ciclisti Brutti” esclama “Ah Ciclisti Brutti, alora dalo a lù”.
Non c’è niente da fare il clima di un Mondiale non lo si può battere mai. Fantastico.

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