Intervista a Simone Velasco della Wilier Triestina Selle Italia



Simone Velasco è un lottatore che non si arrende mai, un sognatore che cerca la giusta chiave per aprire i sogni nel cassetto, un compagno di squadra che molti vorrebbero avere per il suo spirito di sacrificio e per il suo essere così alla mano. Ma Simone Velasco non è solo questo.

A volte non basta una vita intera per conoscere una persona, non può quindi certo bastare una sola ora davanti a un caffè americano e a un macchiato, oltretutto gentilmente offerto, in una tipica giornata autunnale sotto un portico bolognese, a conoscere chi si ha di fronte. Eppure un solo pomeriggio con Simone Velasco della Wilier Triestina Selle Italia è stato sufficiente per capire un paio di cose sul talento elbano. Un ragazzo alla mano, simpatico, solare e disponibile che mi ha messo subito a mio agio, quasi come se stessi passando una giornata con un amico che conosco da sempre.
Invece il “Vela” l’ho “conosciuto” sportivamente parlando quando era appena uno juniores della Work Service, già al tempo una vera e propria forza della natura. Ricordo che il nostro attuale allenatore ci parlava sempre di questo Velasco come se avessimo avuto da imparare da lui tutto quello che faceva. Un’ammirazione che – insomma – parte da lontano. Simone Velasco
L’anno seguente Simone passa con la Zalf e dopo appena due anni arriva il salto tra i grandi con la maglia della Bardiani Csf dei Reverberi. Alla domanda: “se pensa di essere passato troppo presto”, risponde che sinceramente non lo sa ma che rifarebbe tutto in maniera uguale anche perché il primo anno ha pagato la mononucleosi e solo ora sta ritrovando i valori che aveva una volta e i risultati di quest’anno sembrano confermarlo: il primo podio in Repubblica Ceca (terzo), 5° al Matteotti e 10° al Piemonte, con la speranza di alzare per la prima volta le braccia al cielo già dalla prossima settimana in Cina al Tour of Hainan.

Simone Velasco è un ragazzo con tanti sogni nel cassetto anche se ammette che spesso aprire quel cassetto non è facile, soprattutto con i professionisti e in un ciclismo che è cambiato molto negli ultimi anni: “si parte a tutta e si arriva a tutta, in ogni corsa sono almeno 60 – 70 (quando va bene) i corridori competitivi, c’è tanto nervosismo e in questo momento il ciclismo è a un livello top ovunque, per questo bisogna essere meticolosi e stare attenti a tutto, bisogna trovare il giusto equilibrio”.
Il sogno più vicino è che Rcs inviti la Wilier Triestina Selle Italia al prossimo Giro d’Italia che parte proprio da Bologna, la sua città natale dove ha molti amici dato che l’elbano ha frequentato gran parte della scuole superiori e l’università (studia attualmente scienze motorie) proprio nel capoluogo emiliano. Insomma essere invitati al Giro sarebbe un sogno, essere parte del team un altro e fare bene alla Corsa Rosa sarebbe il sogno nel sogno. Una sorta di Inception praticamente.
Infatti il primo obiettivo per il “Vela” nel 2019 è quello di partire forte ed essere competitivo in più tipologie di corse, soprattutto in quelle che contano per essere così convocato dalla sua squadra al Giro d’Italia.

Quando abbiamo chiesto a Velasco 3 suoi pregi e 3 suoi difetti ha avuto parecchie difficoltà a rispondere, soprattutto a trovare le sue caratteristiche positive, evidenziando però molti difetti (che in realtà tanti avversari gli invidierebbero secondo me), essendo (forse) un po’ troppo severo con se stesso. Afferma di essere uno di grande grinta e che questo però è sia un pregio che un difetto perché a volte ce ne mette troppa che alla fine stroppa. Piuttosto che fare di meno è uno che fa di più, quando Simone Velasco in fugainvece è necessario, in alcuni casi, alzare un po’ il piede. È molto esigente con se stesso e nei confronti del suo fisico ed è anche molto ambizioso, vorrebbe primeggiare sempre e ovunque, ammette sinceramente. Si definisce anche un po’ un “rompicoglioni” dato che è molto meticoloso e se qualcosa è fuori posto rompe le balle.
Tra i pregi elenca il fatto che non è una persona chiusa, che prende la vita alla leggera e che gli piace rapportarsi con altri e con altre culture, ora infatti dopo l’Hainan farà 20 giorni zaino in spalla in Indonesia con Vincenzo Albanese, suo ex compagno di squadra alla Bardiani.
Ma secondo noi definire Simone Velasco solamente così è troppo riduttivo. Velasco è un ragazzo che viene dal mare ma che ama anche la montagna. È un ragazzo che è legato alle sue origini e alla sua famiglia, che tramite il nonno e il papà gli hanno trasmesso la passione per la bicicletta. Un ragazzo che quando torna all’Elba non riesce a fare a meno delle “sue onde” ma non si nega nemmeno la sciata annuale. Un ragazzo con tanta voglia di fare e di vivere, con moltissimi hobby, tra cui appunto: sci, snowboard, pesca, surf, i motori ma anche la cucina, infatti è quasi sempre lui ai fornelli in casa. Non segue diete particolari ma sta comunque attento all’alimentazione, senza privarsi però di una tagliatella, una lasagna o i tortellini. Velasco è uno che non molla mai, piuttosto muore in bici come quel cagnaccio di Evans ma non molla. È uno che è partito dalla mountain bike per emergere poi su strada, guarda caso proprio come Cadel. Simone è un corridore abbastanza completo: con un discreto spunto veloce e regge sugli strappi, senza essere uno scalatore puro, anche se ha ancora da scoprirsi fino in fondo.
Velasco è semplicemente un ragazzo che ama quello che fa.

Per quanto a me possa somigliare molto a Evans, il classe ’95 si ispira ad altri atleti, fra i quali: Viviani (con il quale ha corso in maglia azzurra al Giro d’Austria) e Nibali che considera due grandi lavoratori, Sagan a livello atletico e pure Valverde che da vent’anni è al top, ma su tutti sceglie Pippo. Mi racconta che Simone Velasco e Pippo PozzatoPozzato è sempre disponibile, che non si è mai montato la testa e che da lui ha imparato molto. Mi confida che Pippo è stato fondamentale per la sua crescita dato che lo ha aiutato anche a gestire il livello mentale delle corse e l’avvicinamento alla gara, mi dice che è uno che sa sdrammatizzare anche quando le cose non girano bene e questo è sempre utile. Sostiene anche che Pippo, anche se spesso non lo ha dimostrato, è un professionista esemplare che fa le cose al 110% e conclude augurando al Maestro di finire la carriera al meglio con una vittoria alla Japan Cup. L’ambiziosità di Velasco emerge quando gli chiedo “se si accontenterebbe di chiudere la carriera come Pozzato” e ammette che nonostante Pippo abbia ottenuto grandi risultati nella sua vita da professionista, lui, visto che caratterialmente è diverso, non si accontenterebbe di finire così.
Velasco è un ragazzo che cerca di imparare il più possibile da tutti, che si ispira a tanti, senza avere un modello di corridore ideale e che comunque cerca di seguire le orme di Pozzato, uno dei suoi maggiori punti di riferimento.

“La corsa che vorresti vincere ?”
“Mmm, la corsa che vorrei vincere ? Sono troppe corse che vorrei vincere, mi piacerebbe vincerle tutte ma il problema che non sempre si può vincere. Io ci provo ogni volta poi la corsa che vuoi vincere di più in assoluto è sempre quelle che vinci perché poi è quella che ti rimane dentro.

La risposta a questa domanda è stata talmente bella che ho voluto riportarvela in maniera integrale.

Verso fine intervista gli chiedo anche se rimorchia di più il ciuffo di Velasco o l’esperienza di Pozzato e risponde che non ci sono dubbi, il Maestro vince alla grande. Resta il fatto che due ragazze sedute vicino al nostro tavolino notano l’intervista e vogliono subito sapere chi è “sei uno youtuber, o un blogger?”gli chiedono, senza rendersi conto di essere completamente fuori strada. Lui scambia due parole, racconta un po’ di lui e anche con loro è disponibilissimo, nel frattempo a me resta il dubbio che Pippo rimorchi molto più del ciuffo del Vela. Se la giocano.

Grazie del tempo concessomi, della tua disponibilità e simpatia,
buona fortuna per il Tour of Hainan e per la stagione 2019, da casa avrai il mio tifo.

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