La crisi di Fabio Aru e l’essere squadra della UAE



Anche la tappa di ieri con arrivo a Sappada è stata ricca di emozioni come quasi tutte le altre frazioni di questo Giro d’Italia. Un po’ per la spregiudicatezza della maglia rosa Simon Yates che a 18 dal traguardo se ne è andato tutto solo, sembrava una mossa azzardata, è risultata, invece, vincente. Un po’ per il pessimo tatticismo degli inseguitori del britannico che dopo aver staccato Dumoulin, il favorito a cronometro, non hanno saputo trovare un accordo e hanno permesso all’olandese di rientrare. Carapaz fa il furbo, Pozzovivo non osa e Dumoulin rientra facendo pure terzo, bella beffa. Nel frattempo però Chris Froome è di nuovo in difficoltà, la vittoria sullo Zoncolan, a quanto pare, è stata solo una piccola illusione del vero Froome. Ma ancora più indietro di Chris c’è Fabio Aru che sta andando inesorabilmente alla deriva.

Manca ancora tanto all’arrivo quando il sardo inizia ad andare in difficoltà, il gruppo di testa è forte ancora di un trenta – quaranta corridori e il Cavaliere dei Quattro Mori inizia a staccarsi quando sono ancora solamente sul Sant’Antonio. Da qui inizia il tracollo e il nostro racconto vissuto grazie ai commenti in diretta di Andrea De Luca.
Fabio si stacca e mentre il gruppo va, lui non sale a più di 6 km/h, sembra che si possa fermare da un momento all’altro mettendo il piede a terra e che il suo Giro finisca così. Poi, però, arriva Ulissi che lo abbraccia e supponiamo lo sproni a non mollare e ad andare avanti. Un gesto bellissimo. Si fermano anche Mori, Laengen e Atapuma, parlano con il loro capitano ma lui non risponde, nemmeno le sue gambe in realtà. Ogni pedalata è un macigno.
Non parla con nessuno, il volto è triste e probabilmente sotto gli occhiali scuri le pupille del campione italiano sono cariche di lacrime e delusione. Una moto ripresa lo inquadra in cima al Gran Premio della Montagna e con un fare tra il pietoso e la rabbia il sardo la invita ad andarsene, a non inquadrarlo. Nessuno vorrebbe essere ripreso in una situazione simile e nessuno vorrebbe lasciare ai tifosi un ricordo così triste.
La squadra continua a restare intorno al suo capitano come dei fedeli cani farebbero con il proprio padrone ammalato. Non lo abbandonano e forse è questo a dare la forza a Fabio Aru di tagliare il traguardo di Sappada, seppur con 19 minuti di ritardo, ma scortato da tutti i suoi compagni. Diego, Darwin, Vegard Stake e Manuele sono lì con lui, al fianco del capitano nel suo giorno più difficile.
La UAE ha dato un esempio di unione come squadra che non sempre si vede. Ammirevoli, con una nota di merito per Ulissi che ha stretto il suo capitano per non farlo scendere di sella (Ps: il nostro uomo del giorno è lui ad honorem).
All’arrivo il Cavaliere dei Quattro Mori è disperato, scambia qualche triste parola con Cassani e nulla di più. Va a rintanarsi nei suoi dubbi, nei suoi errori. Che cosa sta succedendo, che cosa ha sbagliato, che cosa non funziona in lui ?
Oggi, a Trento, ha rilasciato una breve intervista ringraziando i compagni “perché è facile restare insieme quando si vince ma è più difficile avere persone che ti stanno vicino quando tutto va male”.
Fabio, adesso avrai la certezza di avere al tuo fianco persone che ti supporteranno anche nei momenti più bui, perché una carriera senza momenti difficili non esiste. Quindi, adesso, devi ripartire più forte di prima cercando di lasciare il segno in questo Giro d’Italia con un successo di tappa. Buona fortuna.

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