Le lacrime di Camilla Alessio e l’addio di Lisa Morzenti, riflettiamo!



Le storie di Camilla Alessio e Lisa Morzenti sono così simili e, allo stesso tempo, così diverse. Entrambe campionesse a cronometro, entrambe con l’idea di lasciare il ciclismo. La differenza è una sola: l’Alessio, nella sofferenza, ha trovato la forza di andare avanti, la Morzenti – invece – ha preferito abbandonare un’ambiente che non la faceva più stare bene.

Con un post sul suo profilo Facebook Lisa Morzenti, campionessa europea a cronometro a Plumelec tra Risultati immagini per lisa morzentile juniores, ha annunciato l’addio alle corse: “E’ arrivato il momento di dire basta, il momento in cui i sogni sono sempre più lontani. È arrivato il giorno in cui tutto quello che ho sempre fatto sembra non avere più senso. Facevo fatica a capire come, quasi da un giorno all’altro, potesse passare la voglia di allenarsi; non l’ho capito finché non l’ho provato sulla mia pelle ed è stata una sensazione strana perché cercavo di convincermi a tener duro ma quando salivo in bici non avevo voglia di pedalare, quindi mi fermavo e tornavo a casa […]. Amo ancora la bicicletta ma negli ultimi anni ho smesso di amare l’ambiente del ciclismo femminile”. Un piccolo estratto di quanto pubblicato dalla Morzenti, parole forti che fanno male e fanno riflettere. 

Se non bastasse dopo Lisa avremmo rischiato di perdere anche Camilla Alessio, seconda al Mondiale a Camilla Alessio cronometro juniores, nel 2018. Quest’anno al termine della prova iridata contro le lancette si è lasciata andare a un‘intervista dal sapore amaro e strappalacrime. “Ho corso tutto l’anno con i freni tirati per una serie di questioni. Quest’anno non ho fatto fatica, di più, perché tra la scuola che dovevo studiare tante ora, tra che sono stata tanto male e una serie di cose collegate, hanno fatto sì che io in bici non mi divertissi più. Se non ho smesso di correre è stato grazie alla mia vicina di banco Greta, alla mia famiglia, al mio allenatore Cristiano Citton e al mio ragazzo Mattia”.

Una ragazza era a un passo dal dire “basta”, l’altra ha appeso la bicicletta al chiodo. Ci eravamo già chiesti, nel corso dell’anno, che cosa porti questi atleti a mollare, visti anche i ritiri di Kennaugh, Kittel e Moser. Perché non riusciamo a preservare i nostri talenti? Certamente il ciclismo è uno sport che richiede grandi sacrifici e dedizione, un’attività per gente forte, dove non c’è spazio per i deboli ma, forse, stiamo chiedendo troppo. Spremiamo giovani e corridori fino all’ultima goccia. Sono costretti a vincere e ad arrivare sempre primi, già il secondo posto non ha più valore. Devono fare i conti con pressioni, tensioni, scuola, sacrifici, senza la possibilità di commettere errori. Un peso sulle spalle che può schiacciarti.

Si resta affezionati alla bicicletta e al ciclismo ma non all’ambiente, si molla e si inizia a schifare tutto, come quando fai indigestione di un determinato cibo e poi non lo vuoi più toccare. Le parole dell’Alessio fanno male, la decisione della Morzenti di più. C’è qualcosa che non funziona nel mondo delle due ruote, bisognerebbe capirlo per aiutare i nostri giovani ad andare avanti e far sì che possano coltivare i loro sogni.

 

 

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