Lo spettacolo dello Zoncolan e il trionfo di Froome



A meno di 24 ore di distanza dal ritorno di prepotenza in classifica generale di Chris Froome, riviviamo lo spettacolo dello Zoncolan, la salita più dura d’Europa, per qualcuno addirittura del mondo ma anche una delle più belle e affascinanti.
Il Kaiser, così soprannominato, è entrato nel ciclismo che conta nel 2003 e il primo a domarlo fu Gilberto Simoni per ben due volte, dato che il trentino vinse anche nel 2007 ed è anche l’unico ciclista ad aver vinto sullo Zoncolan da due versanti diversi quello di Sutrio, scalato solamente una volta, e quello più duro e famoso di Ovaro. Nel 2010 a trionfare fu, invece, Ivan Basso che con il suo classico passo regolare mise tutti in crisi, anche Cadel Evans che vestiva la maglia iridata. Gli occhi e la grinta di Ivan quel giorno sono rimasti impressi nel cuore di moltissimi amanti del ciclismo. L’egemonia italiana sul Kaiser si fermerà nel 2011 quando a vincere fu Igor Anton, il primo ad attaccare sulle pendenze fameliche dello Zoncolan ieri. Nel 2014 a mettere la firma su uno dei traguardi più ambiti fu Michael Rogers ma alla storia passò il tifoso che spinse Bongiorno che a causa di quel contatto toccò la ruota posteriore dell’australiano. Manuel fu costretto a mettere il piede a terra e perse il treno buono. L’ex uomo della Bardiani è ancora convinto che se quel giorno fosse andata diversamente anche la sua carriera avrebbe preso una piega diversa. Quando una spinta ti cambia la vita.
Fino ad arrivare a ieri quando a trionfare in cima al Kaiser è stato Chris Froome, dato fino al giorno prima per morto. Dopo le due cadute era stato proposto al britannico, addirittura, di ritirarsi. Ha declinato l’offerta come se si fosse trovato ad “Affari Tuoi” ed è andato avanti. Scelta azzeccata anche perché vincere sullo Zoncolan non è come vincere su un traguardo qualsiasi. Ieri lungo lo stadio naturale più bello del mondo c’erano 100 mila persone e solo per darvi alcuni numeri considerate lo stadio della Juventus contiene poco più di 40 mila posti, il San Paolo 60 mila, San Siro 80 mila. Una città intera come Bolzano, all’incirca 100mila abitanti, tutta sullo Zoncolan. Immaginarsi lo spettacolo forse non basta, bisognerebbe viverlo.
Una salita epica, dove le ammiraglie si fermano per non bruciare la frizione e i corridori vengono seguiti dalle moto sulla quale si trova il meccanico con la bicicletta in spalla. Qualcosa di insolito, di magico.
Una salita che prima di iniziarla quasi cortesemente ti avvisa che è un Inferno come a chiederti se davvero sei ancora sicuro di voler affrontarla. E con fare dantesco ai piedi dell’arcigna scalata si trovano le seguenti scritte: “Qui si va sulla salita dolente, qui si va nell’eterno dolore”, oppure “lasciate ogni speranza o voi che entrate” riprendendo proprio i v

ersi celebri dell’Inferno di Dante Alighieri.

E mentre lo Zoncolan respingeva Fabio Aru e lo cacciava, probabilmente, fuori classifica definitivamente, Chris Froome torna a frullare come sa fare. Un’accelerazione delle sue, un cambio di ritmo regolare che però piano piano tra due ali di folla crea il gap necessario per arrivare primo all’arrivo. La maglia rosa, Simon Yates, cerca di ricucire sul connazionale ma nel buio delle gallerie l’uomo della Sky sparisce e riappare a braccia alzate sul traguardo dello Zoncolan.
Che spettacolo il ciclismo, che spettacolo lo Zoncolan.

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