Marco Coledan ha salutato il gruppo, si è ritirato a 30 anni.



Se penso a Marco Coledan, un altro dei corridori che ha salutato il gruppo, lo associo immediatamente al Giro d’Italia.
La prima cosa che mi viene in mente è la Corsa Rosa del 2015, anno in cui correva con la Trek e farà sua la maglia nera. Il simbolo dell’ultimo in classifica che farà di tutto per conservarlo fino alla fine, addirittura Coledan Sestrieresul Sestriere si fermerà ad attendere Kluge (penultimo in classifica), in maniera tale da non farsi scippare il primato. Verrà multato, 500 franchi svizzeri per comportamento “antisportivo”. A causa di un malanno Coledan si è trovato ultimo fin da subito ma ha continuato a rendersi utile per la squadra e a portare la bicicletta al traguardo, senza mai mollare. L’ultimo dei primi, la maglia nera.

Se ripenso a Marco mi viene in mente la sparata a Nervesa della Battaglia, neutralizzata a poche centinaia di metri dal traguardo. Modolo quel giorno è costretto a partire lunghissimo per rimontare, lanciando così la volata a un inarrestabile Viviani. Proprio quel Modolo a cui Coledan, negli anni in Bardiani, era stato fedele ultimo uomo. Il tentativo di un gregario, trasformatosi in finisseur per cercare un successo che varrebbe la carriera. Una vita da umile lavoratore che avrebbe meritato, quel giorno, la gloria. Nel ciclismo, però, non c’è sempre il lieto fine.

La cosa che mi è rimasta più impressa di Coledan, però, è stata vederlo sempre al Giro del 2018, dal vivo, alla cronometro Trento – Rovereto.  Stavamo assistendo al riscaldamento della Wilier e di Fonzi che, in quanto maglia nera, sarebbe dovuto essere il primo a partire, nessuna traccia. Scinto teneva banchetto con tutti, Turrin chiacchierava e Zhupa nonostante le cuffie era disponibilissimo con i fan. Coledan, invece, era serio, concentrato con un riscaldamento attento e fatto bene.  Marco Coledan Probabilmente lo smacco di Nervesa gli era rimasto in testa e voleva assolutamente riprovarci a cronometro. Non dava retta a nessuno, pensava solo a riscaldarsi e probabilmente a come gestire la cronometro dopo.  In quel caso è giusto rispettare il volere del corridore e non disturbarlo. Non farà il risultato, verosimilmente, sperato ma il suo riscaldamento è stata la dimostrazione della serietà di un uomo e di un corridore. Di un gregario sempre pronto a “menare” per i compagni.

Buon futuro Marco.

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