Mathew Hayman e il trionfo della classe operaia a Roubaix



Se scrivete Hayman su Internet vi uscirà un’isoletta australiana bellissima ma di Mathew nemmeno una traccia. Eppure il corridore della Mitchelton, nel 2016, trionfò alla Parigi Roubaix.
10 aprile 2016, Inferno del Nord. Tutto il mondo del ciclismo è con gli occhi puntati su Tom Boonen che tenta di vincere la sua quinta Roubaix. Tommeke vuole c’entrare l’appuntamento con la storia e mai potrebbe immaginare che lo sfiorerà per pochi centimetri e ancor meno che a strapparglielo sarà uno sconosciuto di 37 anni.

Quella volta che Mathew Hayman cambiò la storia

Mathew Hayman non sa come si vince una corsa tanto meno una Roubaix. Nel suo palmares compaiono solamente poche vittorie e l’ultima risale addirittura a 5 anni prima di quella fantastica corsa infernale, nel 2011. L’australiano è un gregario, un corridore di sacrificio e come ogni semplice faticatore si lancia nella fuga della mattina (che in realtà ci mette quasi due ore ad andare via), nulla di strano per uno che ha sedici Paris – Roubaix nel curriculum. Più passano i chilometri e più la corsa si infiamma. Dietro rimangono intrappolati nelle cadute due dei grandi favoriti Cancellara e Sagan, davanti la fuga perde pezzi e Boonen capisce che, nonostante manchino più di 100 chilometri, è già il momento di accendere la miccia. I primi fuochi li fa sparare a Tony Martin mettendolo a tirare in testa al gruppo. Poi sarà lui in prima persona a far esplodere la corsa. La Locomotiva di Berna e Peter non riusciranno più a rientrare.
Su Hayman si riporta un gruppetto ma lui, nonostante sia in fuga dalle prime ore, non molla e tiene le ruote dei primi. Resteranno davanti in 5: Boonen che è a un passo dalla storia, Hayman che è un passo dal cambiare la storia, Vanmarcke, Stannard e Boasson Hagen. Quattro corridori di un certo rango e uno sconosciuto. Tra i cinque è battaglia, scatti contro scatti e nessuno si risparmia. Mathew Hayman Roubaix
Nel velodromo entrano per primi proprio Boonen e Hayman i due che a quanto pare hanno un conto in sospeso con la storia. Quattro Roubaix uno, zero l’altro. Ma si riportano su di loro nuovamente gli altri tre. Suona la campana. Manca un solo giro. 250 metri. Mathew lancia la volata per primo ed ha ragione, sarà anche, per una questione di centimetri, il primo a tagliare il traguardo.

Quel giorno a Roubaix non vinse solo Hayman, vinse tutta la classe operaia. Vinse un intero movimento di corridori che non alzano le braccia al cielo mai. Fu la vittoria dei gregari, di chi corre solitamente per gli altri e mai per se stesso. Fu la vittoria di chi non sa che sapore ha il successo. Il trionfo di Hayman fu non solo uno dei momenti più belli del 2016 ma del ciclismo in generale. Un giorno che cambiò la storia di Mathew, di Boonen, della Roubaix e di tutti i “wonderful losers” a cui l’australiano, che ha deciso di appendere la bici al chiodo, ha regalato un sogno, una speranza che anche loro un giorno potranno vincere una grande corsa.

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