Moscon a tutto tondo, chi è davvero il ciclista della Ineos?



Grazie all’invito su Radio Quarantenna abbiamo potuto fare una lunga chiacchierata con Gianni Moscon.

Abbiamo trovato dinanzi a noi un ragazzo umile e disponibile, molto disponibile. Chi l’avrebbe mai detto da uno che viene descritto come il bad boy per eccellenza? Louis -Ferdinand Céline scrive: “Con una buona esecuzione, allora sì che si vedrebbe il popolo soddisfatto”. C’è sempre bisogno di dare qualcuno in pasto ai lupi, è quello che facciamo in continuazione per fare notizia o, più semplicemente, per trovare un capro espiatorio davanti alle cose che non ci vanno giù. Quindi chi è davvero Gianni Moscon, Dr. Jekyll o Mr. Hyde? “Io credo che Gianni Moscon sia quello descritto dalle persone che vivono a contatto con lui e non da quelle che lo vedono occasionalmente. Sostiene che tutto sia nato e sia stato gestito male dall’episodio con Kevin Reza. Da quel momento è diventato il punto vulnerabile della squadra e lo hanno usato per attaccare la Ineos, è convinto che se avesse fatto parte di un altro team non sarebbe mai successo. “Adesso ogni scusa è buona per classificare ogni stronzata come l’episodio del mostro”. Lo hanno e lo abbiamo dipinto come ci faceva più comodo, fidandoci solo di quello che si vedeva ma come dice Gianni: “A volte l’apparenza inganna”. Non vogliamo fare gli avvocati difensori ma dobbiamo ammettere che parlare con Moscon è stato un piacere, era come essere al bar con un amico. Persona interessante, intelligente e alla mano.

L’AMORE PER LA SUA TERRA

Gianni Moscon vive a Innsbruck, una città insolita per un ciclista, come se avesse avuto il bisogno e la necessità di estraniarsi da tutto, di levarsi dall’occhio del ciclone. Si allena da solo e lo fa con la sua filosofia del ciclismo, quella che i ragazzi devono crescere senza ansie in uno sport che, invece, tende all’esasperazione. Basti pensare che nelle categoria giovanili, Moscon, non vinceva. Ha cominciato a concentrarsi davvero sulle due ruote da dilettante, prima il ciclismo era solo una passione. Diventare professionista era un sogno lontano e non pensava nemmeno che si sarebbe potuto realizzare. Ci sperava, ma in caso sapeva benissimo cos’altro fare: l’agricoltore, l’altra sua grande passione. E proprio per questo, anche se vive in Austria, ama la sua terra, la Val di Non, che la considera una delle valli più belle del mondo. Alla passione per la coltivazione è legata anche quella dei trattori e siccome, proprio come i trattori, non molla mai, lo hanno soprannominato “Il trattore della Val di Non”.

Abbiamo rivissuto alcuni momenti della sua carriera…

La roubaix di moscon

Parigi-Roubaix 2017, una delle corse in cui Moscon mi ha fatto sognare. E’ la Roubaix di Oss, fondamentale nel successo di Van Avermaet, di Hayman che parte a sorpresa con il numero uno sulla schiena ed è l’ultima Roubaix di Boonen che sulla canna della bici ha la seguente scritta: “Sometimes you don’t need a plan, you just need big balls” che significa più o meno: “A volte non serve un piano, servono solo le palle”. E quel giorno Gianni Moscon, le palle, ha dimostrato di averle. Il noneso parte senza i gradi del capitano, nelle gerarchie ci sono prima Stannard e Rowe e, lui, è solo al suo secondo Inferno del Nord. Cade a più di 150 chilometri dall’arrivo, passa la giornata a inseguire ma, alla fine, è con gli uomini di testa a giocarsi la corsa: Stuyven, Van Avermaet, Stybar e Langeveld. Quest’ultimi tre entrano per primi nel velodromo, Moscon e il belga li riacciuffano in pista. L’uomo in maglia Sky lancia lo sprint, il pensiero di poter vincere lo aveva sfiorato. Le energie, però, sono al lumicino e le gambe non rispondono come vorrebbe, chiude comunque quinto, a 22 anni. Paragone scomodo ma alla stessa età Moscon Parigi-Roubaix 2017Boonen aveva fatto secondo, non siamo molto lontani. Ci racconta quel giorno: “Quella Roubaix è passata veloce, credo sia stata una delle più veloci della storia, se non la più veloce. Una classica giornata da Roubaix, a tutta fin dall’inizio. È stata una delle gare più dure che abbia mai fatto, dove posso dire di aver dato tutto, di aver raschiato il barile. Speriamo non resti la mia miglior prestazione a Roubaix perché mi piacerebbe davvero fare qualcosa di bello in quella gara, è magica. E’ una corsa che può essere Inferno o Paradiso”. Racconta che finita la gara, appena ha tolto la scarpa, il piede – a causa delle forti vibrazioni delle pietre – gli si è gonfiato talmente tanto che per alcune ore non è riuscito ad appoggiarlo al suolo. Ha spiegato che sui tratti in pavé si entra sempre a tutta e “il male lo senti ma non lo ascolti”. Una frase di una potenza inaudita che rende l’idea di quanto siano masochisti i ciclisti. Una corsa che distrugge, svuota, fa male, ma si ha il desiderio di correrla nuovamente per fare meglio in futuro. Quando dicono che i ciclisti sono pazzi, forse, hanno ragione.

LA VITA E’ UNA PARIGI-ROUBAIX 

MOSCON E LO STREAMING A BORDO STRADA

Per tutti quelli che si chiedessero come mai Moscon, nell’ottava frazione del Tour de France 2019, fosse seduto a bordo strada con un telefonino in mano, abbiamo la Gianni Moscon, streaming telefoninorisposta: “Eravamo nel finale di una tappa durissima, tutto il giorno a tutta. C’è stata la caduta di Michael Woods e dietro di me Geraint Thomas è caduto di peso sulla mia bici, tranciandola in due. Io in realtà non sono nemmeno caduto, perché sono atterrato con una corsetta, lasciando lì la bici. Arriva l’ammiraglia che si preoccupa di “G”. Il meccanico intanto stava tirando giù la mia bici di scorta ma il direttore sportivo, preso dalla foga, è partito. Ha abbandonato me e il meccanico, e la mia bici è rimasta sul tetto della macchina. Ho dovuto aspettare la seconda ammiraglia, dietro al gruppetto,  staccato di 25 minuti. Nel mentre mi sono seduto su una balla di paglia, un tifoso si è avvicinato con il telefonino e ho guardato come procedeva la corsa”.

IL RIMPIANTO DEL MONDIALE NELLO YORKSHIRE

Abbiamo rivissuto con Moscon anche il Mondiale dello Yorkshire, chiuso al quarto posto, dove forse, però, poteva tentare di giocare meglio la superiorità numerica insieme a Trentin. Abbiamo supposto che sarebbe potuto partire in contropiede, Kung non sembrava avere ancora molte energie e l’inseguimento sarebbe stato a carico di Pedersen, l’attuale campione del mondo. Spiega che la scelta di sacrificarsi era dovuta al fatto che era impensabile che Van der Poel si staccasse e perché non avevano riferimenti cronometrici precisi. Era inutile restare a fare tatticismi, rischiando di essere ripresi dal gruppo quando Matteo era il più veloce. “Sicuramente i rimpianti quando non vinci ci sono sempre. Il Mondiale dello Yorkshire, col senno di poi, lo avrei cambiato, a cose fatte però non mi piace ripensare a come avrei potuto fare. Preferisco pensare a come non ripetere gli errori nella gara successiva piuttosto che pensare a come avrei potuto fare nella corsa passata. Ormai è andata così. Sicuramente è un bagaglio d’esperienza che mi porto dentro, contribuirà a creare un Moscon migliore”. Come ha detto Trentin, però, tornerà il sole.

Moscon Mondiale Yorkshire 2019

Passiamo agli aneddoti più ignoranti, come aver ricevuto 500 chili di salmone come premio all’Artic Race of Norway, al suo primo successo tra i grandi. In filetto ammontano a 250 chili e proprio in questi giorni ha terminato le ultime forniture. Ha dato un parere anche sul calendario così fitto, dicendo che molte relazioni si romperanno. Poi ha raccontato di essere un po’ il dj del pullman, anche se Kwiato (che preferisce musica da aperitivo) è abbastanza competitivo in merito. Moscon, invece, spinge forte con Gigi Dag, sottolineando che è diventato la colonna sonora per la carica pre gara e per festeggiamenti o delusioni nel post corsa e quindi sono andati a vederlo al termine della stagione 2018, era doveroso. Per tornare dal concerto hanno dovuto spingere la macchina di Gianni, visto che la frizione aveva qualche problema. Infine gli abbiamo fatto costruire la sua squadra dei sogni per Fantabike:

1. Il mito di sempre? Gilberto Simoni
2. L’uomo da grandi giri? Chris Froome
3. Cronometro? Rohan Dennis
4. Classiche del Nord? Francesco Moser
5. Classiche delle Ardenne? Paolo Bettini
6. Il velocista? Alessandro Petacchi
7. Il compagno che porteresti sempre con te? Franco Pellizotti

Abbiamo scoperto un Moscon umano e non un bad boy, una persona completamente diversa rispetto a quella che mostra la tv. Dietro le quinte si nasconde un ragazzo come tutti noi, umile, in gamba e con un sogno nel cassetto. Il suo sogno? Una Monumento, e noi gli auguriamo che possa conquistarla presto. 

Per chi fosse interessato, può trovare qui il podcast completo con Gianni Moscon:
Ascolta “Radiocorsa #speciale: Gianni Moscon” su Spreaker.

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