Pagelle ignoranti Parigi Roubaix 2018



La Parigi Roubaix, una corsa dal sapore anacronistico, una corsa che puoi vincere o perdere in un attimo. Una corsa in cui l’attimo devi saperlo cogliere e devi essere bravo a restare fuori dai guai, una corsa paradossale nella “Settimana Santa” ma che in un attimo ti porta all’Inferno. Una corsa in cui non si ha tempo per respirare, per pensare o per mangiare, devi soltanto pedalare su quelle pietre che ti fanno muovere tutto, tremare le braccia, battere i denti, saltare la catena. Una lotteria, una corsa crudele ma anche la più bella del mondo.

Peter Sagan: “la miglior difesa è l’attacco” queste le sue parole prima della Roubaix ed ha attaccato Peter, eccome se lo ha fatto. A 50 km dal traguardo risponde al colpo di Van Avermaet allungando senza strappare, poi apre il gas e in un batter d’occhio si riporta sugli attaccanti delle prime ore. Una fagianata la potremmo definire, ma c’è molto di più di un semplice scattino: c’è la voglia di attaccare, di far sua una Classica Monumento, di zittire tutti, di lasciarsi dietro l’acerrimo rivale Van Avermaet al quale sbatte in faccia la sua bici oro, colore solitamente riservato ai campioni olimpici. Una volta rimasto con Dillier se lo porta con sé, avrebbe potuto lasciare il campione svizzero su un qualsiasi tratto di pavé ma il corridore dell’Ag2r si è mostrato un degno aiutante dando sempre il cambio a Peter e lui in cambio se lo è voluto portare con sé fino al velodromo, “rischiando” in una volata a due ma regalandogli un secondo posto che se fosse rimasto da solo a più di 20 km dal traguardo difficilmente sarebbe riuscito ad ottenere. Finalmente, Peter Sagan. Generoso, forte, astuto, cattivo e vincente. Cinquanta chilometri di assolo, di un capolavoro che dietro in 6/7 non sono riusciti a negargli. Alla fine la bici alzata al cielo e l’immensa gioia per avercela fatta da solo contro tutti. Voto: 10 e Lode PERFETTO

Dillier: un’altra delle bellezze della Roubaix è la sua incertezza, l’imprevedibilità della corsa che ogni anno tira fuori dai suoi sassi una sorpresa. Due anni fa fu Hayman, incredibile vincitore, l’anno scorso Langeveld che chiuse sul gradino più basso del podio, quest’oggi è Dillier che ottiene un secondo posto da incorniciare. Lo svizzero viene ripreso da un Peter Sagan lanciato verso il successo ma non molla un metro e fino alla fine da cambi regolari, nonostante sia al limite, al Campione del Mondo per poi cercare di vincere al Superenalotto provando anche a sprintare. Un cuore enorme che contro lo strapotere di Sagan non può fare nulla e pensare che non sarebbe nemmeno dovuto essere al via dell’Inferno del Nord. Sarà la natura dell’uomo o forse la mia di incitare da casa i più “deboli” dato che anche quest’oggi, come la settimana scorsa con Pedersen, il tifo per Dillier un po’ lo ho fatto. Voto: 10 BARCOLLO MA NON MOLLO

Terpstra: ha dimostrato una volta di più di avere un motore impressionante. Dietro è l’unico (insieme a Van Aert) a provarci davvero a rientrare o ad avere le forze per farlo. Alla fine abbandona la compagnia e si deve accontentare di un terzo posto che non può soddisfarlo. Ha perso il momento insieme a tutti i suoi colleghi e uno come Peter Sagan non si può lasciarlo andare. Il primo degli sconfitti, forse, oggi è lui. Voto: 7 CHE GAMBA

Barbero: la corsa deve ancora entrare nel vivo ma lui è già cotto. Sarà il caldo, sarà la paura delle pietre ma a un certo punto perde il controllo della sua bici come se fosse un cavallo imbizzarrito e cade malamente sull’erba. Voto: 3 SUICIDIO

Trentin: il corridore della Mitchelton Scott continua a non aver fortuna in questa prima parte dell’anno tant’è che anche oggi resta coinvolto in una caduta sul pavé che parte completamente dall’altra parte della carreggiata: un ciclista della Bahrein perde il controllo del proprio mezzo, sbanda e crea un effetto domino che fa fuori un po’ di gente piazzata al posto sbagliato nel momento sbagliato, tra cui appunto Matteo che è incolpevole e non può fare nulla per cercare di salvarsi. Voto: 5 STESO COME UN CALZINO SULLO STENDITOIO

Moscon e Naesen: quando dicevamo che alla Roubaix serve un po’ di fortuna Gianni e Oliver non stavano prendendo appunti ed erano in fila alle poste e di fatto oggi sono stati attanagliati dalla sfortuna. Ho perso il conto di quante volte siano rimasti coinvolti in cadute o forature. Alla fine il belga riesce comunque a chiudere dodicesimo, che comunque non lo renderà felice, il trentino, invece, è lontanissimo, solamente 41esimo, un abisso dal quinto posto dell’edizione scorsa. Voto: 4,5 SCUSI PER LA FORTUNA ?

Quick Step: se fino ad ora erano stati perfetti ed impeccabili oggi hanno adottato una tattica alquanto scellerata. Prima parte Gilbert con Teunissen a più di 90 chilometri dall’arrivo ma vengono ripresi, 15 chilometri dopo riparte Stybar, da solo, restando per troppo tempo a bagnomaria tra la fuga e gli inseguitori. Una volta ripreso, nel tratto del rifornimento, parte secco Greg Van Avermaet, a rispondere al belga ci penserà Peter Sagan mentre il Wolfpack è a raccattare i cadaveri di Gilbert e Stybar che erano ormai bruciati. Perdono due uomini con azioni suicide, si fanno sorprendere e perdono malamente. Non benissimo insomma. Voto: 4 ARAKIRI

Magrini: quest’oggi il simpatico telecronista di Eurosport ha deciso di confondere per tutta la corsa, anche all’arrivo, il povero Stuyven con Theuns o Teuns, ma non sappiamo secondo quale collegamento logico dato che la maglia della Trek è rossa mentre Theuns corre per il Team Sunweb che ha la divisa bianca e nera. Se invece si stesse riferendo a Teuns è peggio ancora perché il corridore della Bmc non era al via della Roubaix. Il “Magro” ha ammesso che oggi era stanco e a quanto pare si è visto. Voto: 5,5 PISOLO

Burghardt e Oss: dicono che nella vita ognuno di noi abbia degli angeli custodi, non so se sia vero ma sono sicuro che Peter Sagan ne abbia due. Anche oggi i suoi gregari sono stati tutto il giorno a sua disposizione: in testa, quando era necessario chiudere, all’attacco, quando era necessario smuovere le acque, e a difendere chiudendo i buchi quando il loro capitano era in avanscoperta. Spariscono un po’ nel finale ma che li si può chiudere di più ? Voto: 8 ANGELI CUSTODI

Demare: avete presente quando si schiaccia la colla su un foglio e poi la si tira su ? Ecco, restano tutti quei filetti mezzi appiccicati tra il foglio e la colla. Oggi Demare stava a metà tra il foglio, ovvero il gruppo, e la colla, lui. Continuava a staccarsi per poi con tenacia riuscire a rientrare ma, purtroppo per lui, solamente fino al successivo tratto di pavé poi la storia si ripeteva, contando che i tratti in pavé erano quasi trenta per il francese questo staccarsi e rientrare è stato il mood fisso della giornata. Voto: 4 COLLANTE

Van Aert: una volta di più affermo che questo è realmente un fenomeno e tra non molto ci e si regalerà grandi gioie e grandi risultati anche su strada. Quando attacca Van Avermaet si incarica in prima persona di andare a chiudere, quando parte Sagan è il primo a capire la pericolosità della cosa e cerca di rientrare sullo slovacco insieme a Stuyven ma, ovviamente, senza successo. Poi nel finale è vittima di un salto di catena che gli fa sfumare il sogno di concludere almeno terzo, la fortuna di certo non lo ha aiutato ma avrà tempo per rifarsi. Voto: 8,5 MOSTRO

Phinney – Martin: non sapevo corressero ancora. Finalmente, dopo mesi, se non che anni li abbiamo rivisti sulla testa della corsa. Alla presenza di Phinney in testa, ammetto che ho fatto un po’ di fatica a credere che fosse davvero Taylor, mi son detto “Si è fatto crescere la barba Vanmarcke” e invece no era l’americano in carne ed ossa. Un piacere rivederlo con i primi, speriamo che questa Roubaix gli dia morale e fiducia per le prossime corse. Martin, invece, anche lui dopo un bel po’ sembra essere tornato il corridore che tanto abbiamo potuto ammirare negli anni. Era magro, con una bella pedalata e tanta voglia di lanciare la sparata, resta però, purtroppo, coinvolto anche lui in caduta che lo fa fuori da giochi insieme a Kristoff. Voto: 6,5 BENTORNATI

Van Avermaet: almeno oggi ha fatto uno scatto. Già meglio delle gare precedenti in cui non lo si vedeva nemmeno. Scatto secco, entusiasmo a casa, tutti in piedi sul divano, ripreso, saluto a mamma e papà alle telecamere e aspetta la volata dei battuti. Voto: 3,5 IRRICONOSCIBILE

Astana: ma la squadra kazaka oggi c’era ? Io non li ho visti. Voto: 2 ASSENTI

Vanmarcke: ormai è chiaro: colleziona piazzamenti di prestigio ma non ama vincere. Voto: 7 UMILE

 

 

 

 

Un commento

  1. Shinkansen La vera grande impresa lha compiuta Dillier che, oltre ad una fuga di 200 Km. è riuscito a giocarsi allo sprint la vittoria. Non avrebbe avuto scampo nemmeno a parità di stanchezza, ma il fatto che non si sia tirato indietro fino allultimo, fa di lui il vincitore morale. Sagan, ovviamente non ha rubato nulla, ha fatto una grandissima impresa. Mi ha dato limpressione che allinizio non ci credesse nemmeno lui che avesse staccato gli altri e la vittoria è più che meritata. Grandissima tristezza per Goolaerts. Un ragazzo di 23 anni che muore facendo sport mi lascia sempre senza parole. Non so quanto sia veritiera lintervista rilasciata alla Gazzetta, se lo fosse è proprio Sagan che ammette di aver acquisito la consapevolezza della vittoria dopo diversi km da suo attacco; ha detto che non era programmato ma la situazione che si era creata in corsa era tutto sommato favorevole e lui ha colto lattimo. Ovviamente per favorevole intendo che 2 Quick step su 3 si erano già mossi (Stybar e Gilbert) e lo stesso per GVA anche se il suo tentativo è stato meno deciso degli altri. E così anche Sagan può aggiornare il suo palmarès di vittorie nelle classiche monumento

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