Parigi-Roubaix: le storie nascoste



La Parigi-Roubaix è quella corsa che tutti vogliono vincere ma che in pochi possono vantare di aver vinto. Nei 257 chilometri, di cui almeno 50 sulle pietre, le storie dei corridori si incrociano e mentre il Gilbert ruba la scena tanti altri hanno il loro tragitto da raccontare.

Siskevicius è la tenacia di chi non molla alle prime difficoltà, di chi l’anno prima arriva al velodromo che è già chiuso e l’unico ancora nei paraggi è il custode. L’anno dopo verrebbe da chiedersi “ma chi glielo fa fare di ripresentarsi?”. Potremmo rispondere la sua caparbietà, la stessa che lo fa arrivare nono. Un successo.

Van Aert è la figura di chi ha dato tutto ma non è bastato. Ad Arenberg rimane a piedi e compie una rimonta impressionante. Una volta in gruppo cambia bici e alla prima curva scivola, è chiamato a un secondo rientro che porta a termine, prendendosi più di qualche rischio. Nuovamente nel plotone attacca e resta con i big per poi arrendersi nel finale, stremato. Si stacca dai primi e poi pure dal gruppetto che insegue, arrivando esausto al traguardo. Si sdraia sul prato e cerca di riprendersi, magari tatticamente non è perfetto ma ha un cuore e una grinta che in molti, sicuramente, gli invidiano.

Wout Van Aert stremato velodromo Parigi-Roubaix

Benoot e Keisse sono la sofferenza di chi cade e resta a terra. L’uomo della Deceunick si è rotto un gomito colpendo uno spartitraffico, a Tiesj è andata pure peggio sfondando il retro dell’ammiraglia della Jumbo Visma. Dirà: “non ho mai sentito tanto dolore”. La caduta, il colpo, l’impatto, i vetri, il sangue, la frattura. Il ciclismo è anche questo.

Areruya è interesse, è record. Il record di essere stato il primo ciclista di colore a correre la Roubaix. L’interesse è di rivederlo in gara, il prima possibile. L’atleta del Rwanda risulta OTL all’arrivo (fuori tempo massimo) ma va sottolineato che è stato vittima di una caduta, fino a quel momento era nel gruppo dei migliori. Sicuramente sorprendente per essere al suo primo Inferno del Nord. 

View this post on Instagram

Ci sono squadre che in alcune corse riescono sempre a far parlare si sé con dei risultati che, seppur non eclatanti, sono in qualche modo storici. Per il secondo anno è il Team Delko Marseille Provence a prendersi i riflettori nel post Parigi-Roubaix grazie a due nomi che forse vi diranno poco ma che hanno vinto la loro personalissima corsa, si tratta di Evaldas Siskevicius e Joseph Areruya. Il primo è colui che, verosimilmente, è riuscito a guadagnare più posizioni in due edizioni consecutive della Roubaix, passando da un 2018 in cui arrivò al velodromo quando ad aspettarlo dietro il cancello già chiuso c'era solo il guardiano, ad un 2019 da top 10, a meno di un minuto da Philippe Gilbert & company. 🇱🇹 Il secondo nome vi suonerà ancora più nuovo perché per Areruya questa era la prima Roubaix (a dirla tutta questa era la prima Roubaix in assoluto per un ciclista del Ruanda) ma nonostante le difficoltà e l'inesperienza anche Joseph ha tagliato quel traguardo. Certo, senza un pubblico in festa e con un bugiardo ed inutile "OTL" al posto del reale piazzamento, ma con la consapevolezza di aver fatto l'impresa. 🇷🇼

A post shared by Ciclismo Ignorante (@ciclismoignorante) on

Politt e Lampaert sono la consapevolezza di poterci riprovare. Il tedesco è stato la vera sorpresa della classica delle pietre. Lampaert, invece, ha mostrato di non avere nulla da invidiare ai migliori.

Gilbert è la storia. Il belga è infinito e, al solo terzo tentativo, ha fatto sua anche la Parigi-Roubaix. Ora gli manca solamente la Sanremo e poi nella sua personale collezione avrà tutte le Monumento in bacheca. Disumano.

Ballerini è la spensieratezza dei giovani. Al primo Inferno del Nord ha mostrato di essere un corridore valido per questo tipo di corse. In futuro l’Italia potrà contare anche su di lui e poi sentire il nome di Ballerini alla Parigi-Roubaix un po’ di brividi li fa venire.

Deceunick: con Gilbert hanno conquistato la settecentesima vittoria dal 2003 e la loro vera forza la capiamo nel dopo corsa quando Lampaert e Senechal corrono ad abbracciare Philippe, come se avessero vinto loro.

PAGELLE IGNORANTI PARIGI-ROUBAIX

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.