La rivoluzione di Gilles Delion e il successo al Lombardia



“Che faccia da studentello idiota. Ma che razza di fenomeno crede di essere? Clean, si, Clean del cazzo. Manco ci arriva in cima al Ghisallo. Lo facciamo morire prima”. Gilles Delion non le sentì quelle parole. E ad esser sinceri nemmeno io le udii distintamente. Al foglio firma lo guardavo. Lui respirava l’ostilità di un gruppo che doveva rimettere le cose a posto, senza sconti per un presuntuoso ribelle. Quell’anno si era aggiudicato la maglia di miglior giovane al Tour de France. Perdio, al Tour, alla corsa più importante al mondo. Era inaccettabile. “Dai Gilles. È il tuo giorno”. Glielo dissi a voce alta. Glielo gridai a bruciapelo. Sorrise. Poi socchiuse gli occhi e chinò il capo sul manubrio della sua bicicletta. Gilles Delion Lombardia Rimase immobile alla ricerca della totale concentrazione. Era solo, solo con il suo animo, solo con le sue gambe, solo con i suoi dubbi. Poco dopo venne dato il via e la corsa si fece subito dura. Scatti, trenate, attacchi, fughe, rettilinei percorsi a piena andatura, salite affrontate a bocca spalancata, discese imboccate a folle velocità. 

Chilometro dopo chilometro e ora dopo ora la fatica divento’ sofferenza sino ad assumere le inconfondibili sembianze del dolore. Molti mollarono: chi distrutto, chi rassegnato, chi invaso dalla frustrazione, chi perché aveva terminato il proprio lavoro. Alla fine se la giocarono in cinque. A duecento metri dall’arrivo l’elvetico Pascal Richard aveva la vittoria in pugno. Ma qualcuno lo affiancò, lo affiancò e lo superò. Era Gilles. Pareva surreale ma era proprio Gilles Delion. Non ci potevo credere. Chiusi gli occhi e li riaprii, una, due, tre volte. Vidi le sue braccia levarsi al cielo. Era il 20 ottobre 1990 e il Lombardia lo vinse un folle. Un ragazzo di Saint Etienne, timido e acculturato. Un giovane cosi pazzo da credere di poter correre e vincere con le sue sole forze. Un giovane il cui talento e la cui tenacia furono pari alla sua inattaccabile dignità. Gilles Delion. Grazie.

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