Sogni intrecciati sulle strade della Roubaix



Ci sono sogni e sogni. Sogni che svaniscono e sogni che si realizzano, sogni impensabili e sogni che si intrecciano.

Il sogno di Gilbert, di fare sua la Roubaix, si è infranto a più di 90 chilometri dall’arrivo con un’azione scellerata e quasi impossibile. Un sogno che, almeno per quest’anno, resterà tale. Solamente un sogno.
Ci sono poi, anche, sogni che si realizzano come quello di Sagan che è finalmente riuscito a fare sua una Classica Monumento. I sogni si intrecciano e allo stesso tempo svaniscono e si concretizzano. Si avvera quello di Peter si disperde nelle campagne francesi quello di Gilbert, d’altronde quando si hanno sogni uguali non tutti possono farcela. A volte ci riesce il più fortunato, altre il più tenace e caparbio, altre ancora chi non smette di crederci.
Dillier, invece, nemmeno nei sogni migliori si sarebbe mai immaginato di arrivare al velodromo di Roubaix in compagnia di Sagan a giocarsi la corsa, come mai avrebbero immaginato i genitori di Goolaerts che il sogno del proprio figlio, correre la Parigi – Roubaix, si distruggesse a bordo strada e si fermasse all’ospedale di Lille insieme al cuore del loro ragazzo. Capolinea.
Mai avrebbero immaginato che il sogno del figlio, alla prima apparizione alla corsa francese, si vanificasse così tragicamente. Come puoi soltanto pensarlo ? Figuriamoci immaginarlo.

Ricordo quando gareggiavo e le mamme seguivano le corse: la loro apprensione, la loro ansia. La paura che succedesse qualcosa di grave, la gola che si seccava e il battito del cuore aumentava quando sentivano le sirene dell’ambulanza passare. Pensavano sempre “speriamo non sia successo nulla di grave” e con un po’ di egoismo “speriamo non a mio figlio”. È così, siamo egoisti per natura, speriamo che le cose succedano sempre agli altri e poi, insomma, ci sentiamo tutti un po’ immortali come se a noi non potesse capitare mai nulla e invece, in bici ma non solo, il pericolo è sempre dietro l’angolo.

Quando ho visto Michael a bordo strada, in quella veloce ripresa offerta dalla televisione, ho pensato “è morto e non dicono nulla”, alla fine si sa “the show must go on”. Poi, onestamente, non sono stato a sperare che ce la facesse, in cuor mio ero già convinto che fosse stata solamente una brutta caduta, che fosse tutto finito. Solo un brutto spavento. Non riuscivo ad accettare che anche lui potesse andarsene così e ancora fatico a crederci. Sono ancora arrabbiato, incazzato, frustrato, confuso, incredulo, triste perché morire così a soli 23 anni non si può. Che poi l’età è solo un numero in realtà, non si può morire così, punto. Inseguendo un sogno sulle polverose strade francesi. Non si può, non così.
Sai Michael non ti conoscevo né come ciclista né come uomo, ma ieri sera alle 22.40 ho perso un amico. Dopo Wouter, Antoine e Scarpa, anche te ci hai lasciato un vuoto. Un senso di mortalità che ci rende più vulnerabili e umani. Un lutto che per chi ama il ciclismo è triste da digerire, su quei mattoni hai lasciato anche una parte di noi. Di noi che viviamo (e moriamo) per questo sport.
Ripeto, non ti conoscevo ma avevi il sorriso di chi vive spensieratamente, di chi ce l’ha fatta a diventare professionista e finalmente sta correndo la Roubaix. Il sorriso di chi ama quello che sta facendo, il suo sport, il suo lavoro. Un sorriso onesto, sincero, genuino e contagioso. Te ne sei andato così sorridente ma all’improvviso. Troppo presto e ingiustamente.

Tra i tanti sogni che si sono intrecciati ieri sui 28 tratti di pavé il tuo è l’unico che ha preso una direzione completamente diversa, sbagliata. Fuori dagli schemi, fuori da tutto, fuori dall’impensabile. In fondo avevi già vinto, avevi preso parte a una delle corse più belle del panorama ciclistico. Dovevi soltanto stare là, fare esperienza, magari andare in fuga o supportare Wout. Bastava questo, avevi già vinto Michael.
Un sogno che si è spento su un letto d’ospedale a Lille, nell’alta Francia, mentre amici e parenti stavano intorno a te e tutto il mondo ti supportava da casa sperando che tutto ciò non si trasformasse in un incubo. Sperando che potessi tornare a sognare fin da subito.
Avevi un sogno, era bello, bello assai ma non doveva finire così.

Riposa in pace Michael.

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