Storie di Giro dal Giro: 16° tappa Trento – Rovereto



Ieri siamo andati a vedere la 16° tappa del Giro d’Italia, la cronometro individuale da Trento a Rovereto e vogliamo raccontarvi le nostre emozioni, il dietro le quinte, il bello della Corsa Rosa e del ciclismo in generale.

Scendiamo dal treno, il tempo è grigio, l’aria fresca e qualche goccia di pioggia sta cadendo sui cubetti di porfido di Piazza Dante, dove è situata la partenza, ancora quasi deserta. Ma l’atmosfera del Giro si respira fin da subito e basta solamente allungare lo sguardo oltre la fontana per vedere “l’uomo di legno” che avevano già inquadrato in tv qualche frazione fa.
La sua frase preferita era “My Instagram” indicando la parte posteriore della bici dove c’era inciso il nome del suo account. E mentre parlavamo con lui, scoprendo che sopra la sella in legno mette una copertura di spugna, in maniera tale da non finire ogni uscita in bici con il culo piatto, la gente che  passava gli lasciava intanto delle offerte. Boom baby, fa i big money l’uomo di legno. Per il prossimo anno me la penso.
Lo salutiamo e ci dirigiamo verso la zona pullman. I corridori, intanto, ci passano affianco mentre vanno a fare la ricognizione del percorso. Ogni volta che vedo i ciclisti, quando mi sfiorano a pochi metri resto affascinato come se fosse la prima volta. Bellissimo.
Ciclisti a pedalare e noi a fare i Pio e Amedeo della situazione scroccando, dagli stand presenti, tutto quello che era possibile: la colazione, la frutta, le bevande energetiche, i cappellini, i gadget, pure il cibo del cane e tutte le cianfrusaglie che ti tirano dietro. Dovevamo sopravvivere è.
Proseguiamo il nostro Giro spostandoci nell’altro piazzale dove incontriamo Masnada e gli regaliamo la  nostra penna per ringraziarlo delle emozioni che ci ha regalato a Campo Imperatore. Andiamo al pullman della Wilier che essendo tutti in lotta per la maglia nera stanno già iniziando il riscaldamento:  conosciamo Zhupa che si mostra super disponibile con i tifosi, facciamo la foto con Scinto mentre Coledan lo prende per il culo per le pose che fa durante gli scatti e  poi aspettiamo inesorabilmente Fonzi che, però, non scende più “tanto oggi ha da perdere tempo” ci dice un membro dello staff. Nel frattempo conosciamo il ragazzo che scrive la Zhupa del giorno su Bidon ma di Beppe nessuna traccia. Vicino al pullman giallo – nero si respira una bella atmosfera, serena e allegra, starei lì per ore ma la fame ci attanaglia lo stomaco e così torniamo allo stand dell’Eurospin a sbanfarci agggratis anche la pasta. Scusate, siamo poveri.
Mentre ci soffochiamo con i fusilli nella trachea vediamo Di Bella che attende la linea e andiamo a chiedergli “chi vince oggi ?”, risponde sicuro Dumoulin poi molto gentilmente ci dice “scusate non sento la diretta”, così ci spostiamo e lo lasciamo lavorare. Intanto comincia il momento più bello, il villaggio si affolla. I primi stanno per partire, in molti si scaldano, altri che partono più tardi girano per il piazzale e così vediamo Viviani, i bambini e molti appassionati, invece, nel frattempo lottano per un autografo, per una borraccia, per un cappellino. 
Camminiamo ancora, questa volta, verso la partenza. Vorremmo salutare mamma in tv con il

nostro nuovo capolavoro “Quando vado a letto, sogno Laura Betto” ma nemmeno il tempo di veder partire Fonzi che la piazza è invasa dai protestanti con le bandiere della Palestina. Non commento.
La pasta dell’Eurospin non ci basta così andiamo a prenderci una birra e un trancio di pizza (ma che bidoni siamo ?) e poi ricaricati torniamo ai pullman per aspettare i big. Incontro Purito Rodriguez, non ci credo, era il mio idolo. A Firenze ho pianto con lui e proprio come lui non sapevo accettare quel risultato. La settimana dopo farà suo il Lombardia per rendere meno amaro il Mondiale ma sarà solo una gioia momentanea. Scambio due parole al volo e completamente emozionato scattiamo una foto. Do anche a lui la nostra penna e ci risponde “ah perché sono un ciclista brutto” sono ancora rincoglionito dall’averlo conosciuto che non riesco nemmeno a rispondergli, sorrido solamente come un ebete.
Aspettando i primi della classifica generale incrociamo al volo Cipollini

O è passata una gnocca o non ho la minima idea di dove stessi guardando

e abbiamo la fortuna di scambiare due parole con Iuri Filosi della Delko Marseille, Nicola Conci della Trek, appena tornato dalla California, e pure con Meggiorini, l’attaccante del Chievo. Nel frattempo ci riusciamo a far dare anche il cartellone che mettono sulle macchine con il nome dei ciclisti nelle cronometro, chiediamo Wellens ma ci danno Valls Ferri, non proprio la stessa cosa, maledetta incomprensione. Torniamo più carichi e conquistiamo anche Mareczko che portiamo poi in treno con noi, qualità.
I big stanno uscendo per riscaldarsi, nella zona di Dennis non c’è nessuno. Froome sta antipatico a tutti ma per vederlo e scattare una mezza foto (da dietro) ho dovuto fare i salti mortali. Mah i misteri. A Pozzo i fan non mancano, l’antidivo con queste grandi prestazioni sta iniziando ad ottenere celebrità. La zona di Dumoulin è praticamente inarrivabile, sono tutti là. Tutti vogliono vedere il campione del mondo della specialità e il grande favorito del giorno e forse del Giro. Anche per vedere la maglia rosa c’è accanimento ma Yates ha in testa un asciugamano, forse per concentrarsi o forse per scappare dalla vista di occhi indiscreti. Pinot addirittura l’ho perso, Aru pure, parliamo però con un membro della UAE e stupiti gli chiediamo se Aru è già andato, ci risponde di “si”, gli chiediamo come sta e ci risponde “bene, bene, tranquilli” aveva ragione. Poi che sia stato benessere o rabbia quello messo in strada ieri da Fabio non lo sappiamo ma speriamo sia una ripartenza dal momento difficile. Andiamo quindi a immortale anche le rispettive coppie di Movistar con Betancur e Carapaz, Astana con Miguel Angel Lopez e Bilbao e Bora con Formolo e Konrad.
Resto ammirato da Roccia anche perché “oltre alla mamma amo solo Formolino”.
È concentrato, magari sta ancora pensando a quei 5 minuti persi sull’Etna che lo hanno condannato fuori classifica, macchiando il grande Giro che sta facendo. La fede alla mano fa effetto su quel volto simpatico e da bambino. A un certo punto un addetto del team prende la borraccia per metterla via, lui se la fa dare e la lancia ai fan, in questi casi non c’è pietà nei confronti dei bambini, saltano tutti per avere un cimelio del genere. Un bellissimo gesto di Davide perché è anche da queste piccolezze che poi le persone si affezionano a te. Continuo a restare incantato da Formolo, vorrei salutarlo e dirgli “ehi Davide guarda qua, sono quello di Ciclisti Brutti, vorrei salutarti e regalarti la nostra penna” ma è concentrato e tra poco deve partite, in questi casi è giusto, come tifosi, fare un passo indietro e lasciare, ai ciclisti, lo spazio che meritano prima di una corsa e a maggior ragione prima di una cronometro che a qualcuno può cambiare un intero Giro d’Italia.
Ci buttiamo poi in strada e in meno di dieci minuti si alternano i “Vai Pozzo vai”, ai “Go, go Tom”, sostituiti 180” secondi dopo dai “Go, go Simon” perché il bello del ciclismo è anche questo: che si tifano tutti quelli che faticano dal primo all’ultimo, dalla maglia rosa alla maglia nera, perché a ognuno si dà l’incitamento che merita e che per ciascun corridore gli applausi e le grida sono uguali. È passata la maglia rosa, la festa è finita, torniamo a prendere il treno attaccando la corsa sul telefonino. In stazione conosciamo un signore, incallito collezionista di borracce, ne possiede più di mille e solo ieri ne ha prese 15 (dicci il segreto).
Quanto è bello questo sport, quanto è bello il Giro d’Italia, quanto è bella l’umiltà dei ciclisti che cercano di essere sempre disponibili per una chiacchiera come se fossi un loro amico, per un autografo o per regalarti, a momenti, pure le loro mutande. Quanta è bella la gioia dei tifosi che si riversano sulle strade di tutta Italia. Troppo bello, amo il ciclismo.

 

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