Storie di Quarantena



Non ci eravamo mai trovati di fronte a nulla di simile in vita nostra. Ci siamo svegliati una mattina e avevano alzato il nostro muro di Berlino. Prigionieri, più di noi stessi che delle restrizioni. La nostra libertà in senso tale e la nostra libertà di movimento sono venute meno. Ognuno di noi si è rammaricato per quel bacio non dato, per l’amico non salutato, per non essere andato a trovare una volta ancora la nonna, per non aver mai risolto quel litigio. È stata spezzata la routine, la normalità, le nostre certezze sono venute meno e abbiamo iniziato a sentirci spaesati o in trappola. Sono venuti meno i contatti umani, la base della nostra esistenza. Questa è la prima lezione, se possiamo fare qualcosa, facciamolo e senza aspettare. Il giorno dopo potrebbe essere già troppo tardi. Vi raccontiamo alcune storie di quarantena che ci hanno colpito.

STORIE DI QUARANTENA

Diego Ulissi, come già vi avevamo raccontato in occasione della festa del papà, ha perso la nascita della sua seconda figlia, forse uno degli eventi più emozionanti per un padre. Il ciclista dell’UAE, in una foto su Instagram che sembra presa da un videoclip trap, ha commentato: “Questi 20 giorni rimarranno per sempre dentro di me!! Tanta paura tanto dolore e una gioia immensa la nascita di Anna!! Giornate durissime che sono riuscito a passare grazie alla mia famiglia che ogni giorno per telefono mi dava una forza incredibile e a tutti i miei compagni e staff che come me era bloccata negli Emirati!! Grazie a tutti coloro che con un semplice messaggio mi hanno dimostrato vicinanza, per me valeva tantissimo!”. 

Come lui, erano rimasti in quarantena anche Nathan Haas e Attilio Viviani. I due sono stati protagonisti di un divertente video, dove mostrano come si allenavano in un corridoio d’hotel. Entrambi però, oltre a ingannare il tempo con queste gag sono stati protagonisti di testimonianze importanti. IL VIDEO

“Noi del quarto piano siamo ancora qui e non si è capito bene perché. Mangiavamo tutti insieme, eravamo tutti insieme. Attendiamo notizie, speriamo di rientrare al più presto, se qualcuno può fare qualcosa per liberarci da questa situazione lo ringrazio tanto. Speriamo di liberarci al più presto e di tornare a casa”, aveva commentato il fratello del campione europeo, Elia, con un sorriso quasi forzato, mentre supplicava di tornare a casa. Nathan Haas, invece, ha raccontato in un’intervista a Cyclist i suoi giorni di clausura forzata. Spiega che è successo tutto da un giorno all’altro e senza nemmeno rendersene conto la Cofidis era rinchiusa in un piano d’hotel. Quando gli hanno Nathan Haas in quarantenacomunicato della quarantena pensavano fosse un errore amministrativo, ma non lo era. Quando, dopo giorni, gli hanno fatto riavere la bici, invece, è stato liberatorio tornare a pedalare e a muovere le gambe. L’australiano non si risparmia su RCS definendolo un capitano che ha abbandonato la nave, mentre ringrazia le ambasciate per l’efficienza. Quella francese ha addirittura spedito una Playstation a David Gaudu. La cosa più stressante era non avere informazioni precise, non ricevere comunicazioni, non sapere cosa stesse succedendo. Nemmeno l’UCI mandava notizie, intanto Zwift aveva fatto arrivare dei tablet per l’allenamento di gruppo.

Quanto deve essere difficile vivere senza sapere cosa sta succedendo. Essere dentro a qualcosa senza sapere che cosa sia?

Haas cerca però anche un lato positivo in tutto questo, dicendo che ha avuto tempo di tornare a studiare e di scoprire cose che non sapeva sugli Emirati Arabi. “Alla fine tutto ciò di cui si ha bisogno è una quarantena per fare le cose per le quali non hai mai tempo. Credo che alla fine di questa storia potrei anche aver imparato qualcosa: se ne uscirò, sarò pronto a molte altre sfide. Lo sport alla fine è solo un microcosmo rispetto alla vita reale”.

Peggio di tutti è andata all’ex corridore Manuel Quinziato che, rimasto bloccato in Spagna, non ha potuto passare gli ultimi giorni di vita con suo papà e non ha potuto salutarlo. Si è dovuto accontentare di Instagram: “Come figlio, essere bloccato qui a Madrid e non poterti raggiungere è stata durissima”. Non è andata bene nemmeno ad Harm Vanhoucke, preso a calci e pugni, mentre si allenava (in Belgio, ancora, si può!). Il motivo può essere semplicemente l’odio per i ciclisti, la paura che circolino o qualsiasi altra cosa ma, vista anche la situazione, cerchiamo di mantenere il controllo e gestire le nostre paure.

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Ciao papà, alla fine te ne sei andato proprio il 19 di marzo, in realtà credo che vada bene così, da oggi quel giorno sarà ancora più speciale per me. Come figlio, essere bloccato qui a Madrid e non poterti raggiungere è stata durissima, però ho potuto parlarti ieri e mamma ti è potuta stare accanto fino alla fine. Te ne sei andato in pace e senza soffrire, penso sia il massimo che potevamo chiedere. Ci hai fatto davvero un bellissimo ultimo regalo. Ripenso a tutto quello che hai fatto per me, ai salti mortali al lavoro per essere libero i weekend e portarmi alle gare quando ero un ragazzo, mi vengono in mente mille ricordi, tutti belli. Poi penso anche ai momenti difficili che hai passato negli ultimi anni e a come li abbiamo affrontati insieme, come mamma ti abbia potuto dimostrare tutto il suo amore e a come le difficoltà non abbiano fatto altro che fortificare il vostro matrimonio. Che fortunati siamo stati io e mamma ad averti, e i tuoi nipotini a conoscerti. Hai avuto una vita piena e felice, ora qui hai finito e puoi proseguire il tuo percorso, noi ti porteremo sempre nel nostro cuore. Ti voglio bene papà, fa buon viaggio.

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Qualcosa di astratto e più grande di noi ci ha privato della nascita di un figlio, dell’ultimo saluto al padre, dell’allenamento, del lavoro e della quotidianità ma torneremo ad abbracciarci dopo una corsa, torneremo ad alzare le braccia al cielo. Torneremo a faticare in sella, all’aria aperta, e torneremo a spingere il compagno che sta perdendo le ruote, per tenerlo vicino a noi. Torneremo e, forse, poi apprezzeremmo di più le piccole cose, senza dare tutto per scontato. Ciò che la vita ci offre otterrà il giusto valore. Forse avremmo imparato quanto è importante avere una persona cara vicino. Forse, quando tutto sarà finito, saremmo persone migliori. Questa è la speranza, per intanto restiamo uniti e umani.

 

 

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