Tour de France 2018: tra pochi alti e tanti bassi, il nostro parere



A Tour de France finito è giunto il momento di dare alcuni pareri su una gara che sotto tanti aspetti ha deluso le aspettative. Un Tour disegnato male e in gran parte sottotono, con molte tappe poco emozionanti e troppi pochi arrivi in salita. Si salva, anche questa volta, la tappa del pavé, a mio avviso necessaria in ogni edizione della Grande Boucle.
Troppe frazioni divenute interessanti solo grazie ad eventi esterni quali forature e cadute, quest’ultime di un numero eccessivamente elevato fin dalle prime tappe ed anche tra le prime posizioni del gruppo. Cadute che hanno tagliato fuori dai giochi possibili protagonisti quali Uran, Porte (di nuovo) e lo stesso Nibali.
Un’organizzazione spesso lacunosa (vedi Alpe d’Huez) e gendarmi disastrosi che prima stendono Froome in discesa, poi sedano una protesta di contadini con lacrimogeni e spray urticanti che finiscono negli occhi dei corridori (qua si sono davvero superati) e infine concludono in bellezza facendo sbagliare strada a Pasqualon prima della cronometro. E pensare che dovrebbero occuparsi della sicurezza della corsa, bene ma non benissimo …
Tifosi ignoranti e non adatti alla strade delle corse ciclistiche. Abbiamo sempre affermato che i fumogeni sono esteticamente bellissimi ma questo non significa che siano efficaci, né che facciano bene e tanto meno che lanciarli in gruppo sia una mossa furba. L’unico fumo che vogliamo vedere a bordo strada è quello delle grigliate, a patto che da metà gruppo in giù vengano offerti arrosticini e costine che le barrette energetiche – così – possono solo accompagnare.

Argomento classifica generale:
Il Team Sky è una corazzata troppo forte per tutti, una macchina perfetta. Mentre Lawson Craddock (eroe del Tour) occupava in maniera fissa e costante l’ultima posizione del plotone, Luke Rowe occupava la prima, portando a spasso il gruppo intero e tenendo sotto controllo la corsa anche per tutto il giorno. Poi seguivano i vari Bernal, un assoluto fenomeno che in pochi anni sarà in grado di vincere un grande giro, Moscon, ancora sotto l’occhio del ciclone per atteggiamenti troppo “scomposti” e fuori dal consueto (non buttarti via Gianni !), Poels, Kwiatkowski, Castroviejo e ovviamente Thomas e Froome, rispettivamente primo e terzo sul podio. Metterne due tra i primi tre della generale non è cosa da tutti. Una formazione dove almeno in 4, se non di più, potrebbero fare i capitani in qualsiasi altra squadra eppure la coesione del gruppo e la precisione con cui ognuno svolge i propri compiti è perfetta, incredibilmente non si mettono nemmeno i piedi in testa l’uno con l’altro. Robotici. Da rivedere, però, i festeggiamenti a Parigi: piuttosto tristi e vissuti solamente in un abbraccio tra Thomas e Froome, il resto della squadra era già sui rulli a fare defaticamento in vista di San Sebastian ?
La perfezione del team con l’orca sulla schiena è solo un miraggio in casa Movistar che schiera due capitani e mezzo con Valverde fin da subito utilizzato per attacchi da lontano e per provare a mettere in crisi la Sky. Intanto Alejandro non si spreme nelle tre settimane e prepara la gamba in vista di Innsbruck, a parere mio il suo vero e grande obiettivo di stagione. Quintana trova un successo di tappa ma la sua classifica generale è un’altra enorme delusione mentre Landa fa pure peggio: dopo anni dove da gregario andava più forte del suo capitano, quest’anno che aveva la sua occasione non andava avanti neanche con le bici elettriche. Il terzetto di Unzue lo rivedremo al completo anche alla Vuelta con la speranza che possa fare decisamente meglio.
Dumoulin, invece, questa volta riesce (finalmente) a battere Froome ma non basta ed è nuovamente secondo in generale, sconfitto questa volta da un sorprendente Thomas, come è sorprendente che due atleti che hanno corso il Giro siano a giocarsi senza troppe rivalità anche il Tour, appuntamento che alcuni corridori hanno preparato minuziosamente come, per esempio, Zakarin. Il russo lo ha organizzato così bene da staccarsi praticamente tutti i giorni per due settimane, crescendo a malapena nella terza ma i giochi (almeno per il podio) erano già compromessi. Big fail.
Non hanno fatto meglio Bardet o Yates (solo per dirne due) e nemmeno Daniel Martin, che però – continuo a sostenere – che almeno lui è il vero spirito del ciclismo, spesso con azioni anche troppo scellerate. Davvero troppi big hanno deluso le aspettative favorendo il dominio incontrastato del team di Brailsford. La coppia più interessante della Grande Boucle è uscita dalla Lotto Nl Jumbo con un Roglic (mio pupillo al Fantabike) che ha stupito il mondo intero resistendo anche nella terza settimana di corsa  e Kruijswijk che sembra poter tornare quello del Giro 2016, dominato fino alla caduta del Colle dell’Agnello. Roglic – secondo me – almeno per quanto mostrato sulle strade avrebbe meritato, come minimo, il gradino più basso del podio. Speriamo possa, nei prossimi anni, continuare ad essere uno degli attori principali delle corse a tappe e chissà che non possa anche vincerne una.

Ultima riflessione ma non per questo meno importante: i primi 4 della classifica generale sono passisti scalatori. Ottimi corridori contro il tempo e capaci di spingere il rapporto in salita. Il primo scalatore puro lo troviamo in sesta posizione ed è Romain Bardet a ben 6 minuti e 57 secondi di distanza. Un’eternità.
La domanda sorge spontanea, gli scalatori possono ancora vincere dei grandi giri ? Perché non li vincono più ?
Per quanto riguarda questo Tour continuo a sostenere che sia stato strutturato male perché le tappe davvero dure, stando larghi, non sono state più di quattro e che gli arrivi in salita erano troppi pochi per far emergere le dote degli uomini da salita. Questo ha favorito sicuramente passisti – scalatori eppure al Giro, nonostante personalmente l’ho trovato più impegnativo (tant’è che abbiamo assistito a vere e proprie crisi), il risultato non è cambiato: primo Froome e secondo Dumoulin con Miguel Angel Lopez, scalatore puro, terzo in generale. Sicuramente più il percorso è duro più si mettono in difficoltà i corridori “pesanti”, quelli da rapportone, più è facile far saltare i tatticismi bloccati del team Sky e mischiare le carte in tavola più volte. Voi che ne pensate ? Le nuove frontiere del ciclismo sono dedicate solamente a corridori completi ? Vi piace questa situazione o avete idee per cambiarla ?

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